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Separazione

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batteriAcclamato è il principio di separazione tra le funzioni di policy-making e quelle di implementazione delle decisioni strategiche; le prime affidate alla politica le seconde ai tecnici.Di fatto la scissione non è possibile, empiricamente non verificata, come se l’una necessitasse naturalmente dell’altra.

Se un politico decidesse, ad esempio, di costruire un teatro, la mancanza di know-how, la carenza di informazioni pregresse e più in generale di competenze, lo vincolerebbe alla figura specifica di un tecnico.

Il vincolo, di per sé non cattivo, diventa però patologico quando la libertà professionale è limitata al dispotismo autoritario: se anche il teatro non si può costruire, “s’adda fare”.

Gli interessi in gioco sono molteplici: il politico eletto, delegato al presidio dell’interesse generale, mira ad essere riconfermato, arroccato al suo piccolo-grande potere e il tecnico, bagaglio dell’apparato o già inserito nel contesto amministrativo il cui interesse è paradossalmente lo stesso:rimanere.Difficilmente quest’ultimo si pone in una condizione di disagio, in ogni caso gli succederebbe un funzionario più avveduto e le cose scorrerebbero uguali, segue che:il teatro si fa, anche se è nel bosco, anche se non ci andrà mai nessuno, anche se la collettività a cui è destinato non ha bisogno di un teatro.

Perché la collettività non insorge?Al suo interno c è l’impresa costruttrice e tutta la famiglia e gli amici e i lavoratori in nero, senza il caschetto giallo … Il moltiplicatore sociale di voto permette al politico come una piovra di estendere i suoi tentacoli e sporcare tutto, compromettere e rendere complice; rimarrà ancora al suo posto, anche il funzionario asservito al potere e spera che nessuno se ne accoga, infondo lo sperano tutti.

Nella logica di poteri il tecnico sprovveduto, è prigioniero del veto politico, la magistratura controlla ma con i tempi di reazione congelati, è sempre troppo tardi.In ogni caso il teatro verrà costruito inutilmente e prevarrà sempre il malcostume dello Scajola di turno.

La collettività non centra niente eppure rappresenta il propulsore di questa macchina infernale che avrebbe dovuto essere:individuazione di bisogni giusti, decisioni strategiche giuste, allocazione giusta delle risorse nell’interesse generale.

E’ difficile trovare una soluzione, tranne pensare ad un organo che oltre alla magistratura lenta monitori, prima della costruzione, le decisioni dall’alto; tra il politico che dice sì, e il tecnico che dice no, l’organo imparziale convoglia al giusto prima che venga fatta l’ennesima “scemità”.

Se solo avessimo politici giusti

Rosa

Intervista all’ On. Boccuzzi

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Pubblichiamo l’intervista fatta all’ On. Antonio boccuzzi in occasione del convegno sulle morti bianche di cui abbiamo scritto qualche giorno fa.

Cristiano riformati

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Lunedì, come pubblicizzato sul nostro gruppo Facebook siamo andati a seguire la conferenza organizzata dai Cristiano riformisti (una branca del PDL) dal titolo “Si alla vita” pubblicizzata in maniera surreale per tutta Roma a cui tra gli altri partecipavano Gasparri e Quagliarello.

L’unica pare dell’incontro dedicato al tema è stato un video di 5 minuti in cui Mazzocchi in un monologo spiegava le grandi conquiste di questo testo, saltando a piè pari l’unico comma controverso il 5° del 3° articolo, partorito dal vulcanico sen. D’alia: l’uditorio, compresa la sen. Binetti sedutasi affianco a me, non ne ha sentito la mancanza (anche perché ha dormito per una buona mezz’ora). È seguito poi un discorso di 35 minuti di Gasparri che ha esordito dicendo che non avrebbe parlato della legge perché “è stata già spiegata nel video”, e che quindi ha parlato di “neoguelfismo” e di “laicismo” moderno in un excursus di 300 anni che non credo molti abbiano seguito.

L’esistenza di un comma controverso è stata accennata dal ex-radicale ora ciellino del PDL (come dice “la Repubblica”) Quagliarello che ha risposto alle nostre domande in un video di prossima pubblicazione, ma anche lui si è ben guardato dall’entrare nel merito del comma dicendo che si tratta di un “nostro valore insindacabile” (e giù gli applausi). Evito di commentare certi esempi fatti in aula fatti apposta per creare pietà e confusione sul tema mischiando casi di adolescenti che fino al giorno prima dell’incidente avrebbero voluto rinunciare a rimanere attaccati alle macchine e quando invece ricoverati pregano di essere salvati: inutile far notare che in questo caso si tratta di persone ancora coscienti a cui la dichiarazione anticipata non si applica.

Parliamo ora di questo ddl detto Calabrò. Si tratta di un testo unico, un unificazione di una decina leggi proposte da entrambe le parti, che tratta tutta una branca della medicina legale finora lasciata un po’ al buonsenso ed in questo, secondo me è una ottima legge; al 90%. Inaccettabili però le 5 righe del comma 5 dell’art. 3 che rendono di fatto inutile tutto il discorso sul testamento biologico.

Si tratta di quel concetto che io ho già definito il “colpo di genio” di D’Alia: la nutrizione forzata non si può considerare trattamento terapeutico e quindi non può essere definita nel testamento. In questa bozza si aggiunge l’ingegno di Calabrò (o chi per lui) che tenta di giustificare giuridicamente questo concetto tirando in ballo la convenzione ONU sui diritti dei disabili (del ’93 e ratificata dal governo questo febbraio) che nell’art 25 al punto F dice —prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità— (fonte: Governo.it)

A chi ha letto entrambi i testi questo richiamo sembra una barzelletta in quanto i preclari legislatori hanno voluto interpretare la frase ignorando la parola “discriminatorio” ed omettendo di considerare lo spirito generale del testo che tutela i disabili dalle discriminazioni. Il senso di questo articolo è appunto quello di condannare chi rifiuta di nutrire un disabile a causa della sua condizione, il testamento biologico e la fine di vita non c’entrano nulla, ma quanti parlamentari avranno letto questo riferimento?

Inoltre come diciamo al capogruppo PDL al senato, il 70% degli italiani e il 60% dei cattolici è contrario a questo principio (fonte: Manhaimer), a che fine quindi difenderlo così strenuamente e fare tanta campagna disinformativa. E qui pongo a voi la domanda che non sono riuscito a fare al senatore nell’intervista: che ci sia qualche interesse economico dietro?

La mia è una ipotesi e si basa sull’osservazione di 3 fatti:

-Beppino Englaro non è un tipo esattamente cattolico, anzi, direi abbastanza critico, perché quindi Eluana veniva spostata da una clinica cattolica ad un altra? Forse non c’era molta scelta visto che la maggior parte delle cliniche che si occupano di queste cose sono direttamente o indirettamente strutture collegate al vaticano?
-Le suorine caritatevoli dicevano in televisione che loro si sarebbero volentieri occupate di Eluana per altri 100 anni.
-Le cliniche percepiscono per un letto di Terapia intensiva e nutrizione forzata un rimborso regionale di alcune centinaia di euro al giorno per paziente

Cosa succederebbe se il 70% di questa gente che ora rimane attaccata alle macchine a vita mettesse per iscritto una rinuncia; il 70% di questi ospedali rimarrebbero con molti soldi in meno e forse molti dovrebbero chiudere con un danno economico considerevole. Potrebbe essere un motivo sufficiente per dire “io rappresento a malapena i miei elettori”? Allora chi rappresenta? Me no.

Enzo

Alta velocità

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Il Prof in questione, se non ricordo male, è un noto sovversivo del Politecnico di Torino (mi si passi l’ironia)

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Lettera aperta

Torino, 24/02/2009

Il tema dell’alta velocità ferroviaria torna periodicamente all’attenzione del grande pubblico
e in particolare ritorna quello del collegamento Torino-Lione, di cui invariabilmente si dichiara che
si deve fare e si farà.
La vicenda, come si sa, è molto lunga e ad un certo punto ha portato alla formazione di un “tavolo”, come usa dire, in cui, pur nella divaricazione delle opinioni, si entrasse nel merito: mi riferisco all’osservatorio tecnico, di cui faccio parte in rappresentanza della Comunità Montana della Bassa Valle di Susa. Per un paio d’anni l’osservatorio è andato avanti ad esaminare dati, leggere documenti, audire esperti, ispezionare infrastrutture nazionali e straniere, discutere, litigare, dedurre e controdedurre.
Le risultanze di tutto questo lavoro, pur sotto una gran coltre di parole in gran parte superflue, sono molto semplici:
a) nelle condizioni date (che non vuol dire solo di oggi,
ma anche dei prossimi decenni) non ha senso mettersi a scavare un tunnel di 57 chilometri sotto le
Alpi lungo la direttrice Italia-Francia;
b) se si vogliono ottenere dei risultati di miglioramento del
riparto tra strada e ferrovia nel trasporto delle merci occorrono, a prescindere dalle infrastrutture,
delle politiche trasportistiche mirate e coerenti, in assenza delle quali qualunque infrastruttura, nuova o vecchia che sia, risulta inefficace;
c) se si vogliono migliorare le condizioni del trasporto
ferroviario lungo la direttrice est-ovest occorre innanzitutto intervenire nell’area torinese che è la
strozzatura maggiore lungo il corridoio.
Fin qui le ragioni di merito, pur con tutte le incertezze che si incontrano quando, a partire dal presente, ci si proietta in qualche modo anche verso il futuro.
Da qui in poi compaiono le “ragioni della politica”.
Le “ragioni della politica” dicono: “Bene. Avete fatto un ottimo lavoro! Ora, però, andiamo avanti”, andiamo avanti a fare l’opposto di quanto discende dalle ragioni di merito.
Le “ragioni della politica” generalmente prescindono dal merito: sono un impasto di opportunismo, rapporti di forza, calcolo, astuzia, interessi a breve termine, preconcetti, ignoranza; si intessono di “non si può perdere la faccia”, “non si può non fare”, “dobbiamo tutelare il prestigio”, retorica, banalità, ipocrisia. Le “ragioni della politica” sono espresse da ministri, sottosegretari, vertici
istituzionali nazionali e locali, segretari di partito, e poi vengono ripetute, propagate, amplificate, a una sola voce, come dal coro di una tragedia greca, da una folla di parlamentari, industriali, maggioranze, opposizioni, giornalisti, militanti, opinionisti.
Tutti sono ovviamente incompetenti, il che è normale, ma neppure nulla sanno del tema su cui pure si esprimono.
Le “ragioni della politica” hanno disseminato l’Italia intera, inclusa ovviamente la regione Piemonte, di scheletri di opere inutili, di investimenti buttati al vento e sottratti ad altre destinazioni.
Gli scheletri sono lì sotto gli occhi di tutti, anche e soprattutto sotto gli occhi del coro, ma entrano in
qualche modo a far parte del paesaggio, materiale e sociale. Cosa fatta capo ha, nessuno è più responsabile, a posteriori nessun consuntivo viene redatto. Anzi, si continua magari a ripetere qualche slogan, senza mai preoccuparsi di avere riscontri fattuali.
Nel 2008 la Corte dei Conti scrive, a posteriori, come è nelle sue prerogative, che l’Alta Velocità italiana si è sviluppata a partire da informazioni non vere, sulla base di argomentazioni fasulle, con calcoli di redditività immotivatamente gonfiati, è sempre stata a totale carico delle finanze pubbliche, ha sistematicamente massimizzato i costi, ha portato a contrarre debiti a carico del
bilancio dello stato (e quindi di ciascun italiano) che dureranno fino al 2060. Queste stesse cose venivano scritte più di dieci anni prima da chi provava ad entrare nel merito, ma le “ragioni della politica”, per non parlar del coro, le ignoravano e anzi le combattevano e le denigravano. Ora della
relazione della Corte dei Conti si fa menzione nelle pagine finanziarie di qualche quotidiano, lette solo da qualche addetto ai lavori che non si scompone più di tanto. Di un gigantesco danno colposo nessuno è responsabile: che volete farci? È andata così. Anzi; continuiamo allo stesso modo.
Tra un congruo numero di anni qualche altra Corte dei Conti scriverà che le scelte dettate oggi dalle “ragioni della politica” sono infondate ed economicamente deleterie e la cosa, come oggi, lascerà il tempo che trova.
Forse il problema reale sta in una classe dirigente irresponsabile e ignorante, appiattita sul “cogli
l’attimo” e sull’opportunismo. Una classe dirigente che rivendica con arroganza, niente meno che in nome della democrazia, il proprio “diritto” a prendere decisioni a prescindere dal merito delle questioni e in danno della collettività. Come grande segno di disponibilità si chiamano saperi e competenze a collaborare per realizzare al meglio cose sbagliate. La logica elementare tende a segnalare che vi è una contraddizione in termini nell’idea di poter far bene una cosa sbagliata, ma le “ragioni della politica” stanno al di sopra della logica elementare, non sono scalfite da prosaici calcoli di costi e benefici, non si fanno carico dei futuri probabili, semmai si avvalgono, a scopo propagandistico, di proiezioni in futuri mitici.
Non ricordo nessuna sede in cui decisori e opinionisti si siano confrontati con le ragioni di merito, difendendo in contraddittorio ed in prima persona le proprie scelte con argomentazioni controllabili.
Se qualcuno lo vuole fare, lo spazio c’è, fuori dalla retorica e dalla propaganda. Quando non si è personalmente in grado di spiegare le proprie posizioni con argomenti di merito è molto probabile che queste siano sbagliate.
A che serve questa lettera aperta? Probabilmente a nulla. Verrà ignorata come innumerevoli altri precedenti documenti scritti da persone che sono entrate nel merito e hanno provato a fare ragionamenti e verifiche, senza tema di sostenere il confronto se questo avesse dovuto e dovesse
esserci. Parlamentari, industriali, giornalisti, militanti, opinionisti sono troppo distratti dai propri stessi luoghi comuni e non hanno tempo per provare a pensare. I decisori badano esclusivamente ai rapporti tra di loro, alle alleanze, alle scadenze elettorali, alle dinamiche di potere, anche al di là delle frontiere: questo è per loro il “merito” di qualsiasi cosa.
È veramente una tragedia greca in cui ognuno è condannato dal fato a giocare il proprio ruolo, senza poterne uscire e intanto il coro continua instancabile a recitare la stessa parte…

Angelo Tartaglia

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Un piccolo commento me lo permetto:

Consiglio la lettura di “Corruzione ad alta velocità” di Imposimato e altri.
Un libro che a differenza di “questo ponte s’ha da fare” del giornalista di Radio 24 Cruciani, Gianni Riotta non si è (ancora, certo) sentito di recensire su Rai 1.

Come nessuno si è sentito di recensire i libri di Stefano Montanari, nonostante lo Stato grazie alle ricerche della Nanodiagnostics abbia da poco deciso di risarcire le vittime delle armi ad uranio impoverito.

Roberto Pirani

Forse non è tutto inutile

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Ogni tanto il cav ha bisogno che qualcuno gli ricordi dell’esistenza degli elettori, ma ha la memoria corta ed è notoriamente un recidivo. Come si legge oggi su la repubblica si sono dovuti congiungere Bossi e Fini per rallentare il treno dalla chioma asfaltata in tema di intercettazioni, e, visto che il pericolo del caso Saccà è sfumato, ha dato disposizioni allo scribacchino più bello del governo di fermasi e dare un paio di sforbiciate al ddl Alfano bis.

In pratica il duo, già autore della demenziale legge sull’immigrazione, ha fatto presente al capo che i cittadini sono “leggermente” sensibili al tema sicurezza e che tale disegno di legge avrebbe creato non pochi problemi.

È stato grottescamente divertente vedere che tali osservazioni siano venute dal pdl e non dal morente pd i cui esponenti continuano a sproloquiare di volere dei PM Sherlock Holmes dotati unicamente di lente di ingrandimento.

È stato grottescamente divertente anche leggere le dichiarazioni di Alfie e gli altri che sostanzialmente riprendevano quello che si legge su internet da mesi e che M Travaglio disse ad annozero quando un pessimo Ghedini cercava di difendere l’indifendibile facendo ammuina.

Nonostante ci troviamo in una situazione di semi dittatura e con una stampa asservita che quindi non svolge il suo lavoro, forse l’informazione internettiana,sebbene ancora poco diffusa, sta avendo un impatto anche sui sondaggi a cui lo psiconano tiene tanto. Sappiamo infatti che sono circa 300000 i visitatori del blog di Beppe Grillo e 100000 (in gran parte gli stessi) quelli di “voglioscendere”. La tiratura di un giornale di media diffusione come il Messagero dei Caltagirini è di 300000 copie e ne vende un numero tra i 2/3 e i 3/4. Quindi si capisce il perché di tutto questo interesse per internet.

Si capisce anche che il metodo preferito di far passare le leggi è quello del silenzio. Siamo passato dalla porcata Levi alla Cassinelli, che aveva il pregio di essere stata discussa in rete e poneva dei vincoli, peraltro facilmente eludibili, solo ai grandi blog citati prima, ma questo non piaceva al capo. Quindi dall’OPPOSIZIONE è venuta una proposta mutuata direttamente dai migliori regimi della storia. Purtoppo credo che ne verranno tante altre fino a quando non si riuscirà a farne passare una sottobanco. Vigliate! Questa è la nostra unica speranza.

Enzo

Tre anni addietro…

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Per caso ho trovato disperso nel mio computer un link con delle affermazioni del solito noto che sarebbe stato bello risentire in qualche telegiornale questi giorni…

Fa sempre bene rileggere vecchi articoli di giornale, uno si rende conto del declino, se per un attimo avesse dei dubbi.

Enzo

Primavera centrista

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Nonostante il freddo di questi giorni per qualcuno è già primavera anticipata. Ci sono germogli che in letargo da un anno escono fuori dalla terra, simili alla gramigna infestante, ed altri che, di pari molestia, invece si danno ad un’attività sfrenata, ma si sa le cose fatte di fretta non escono molto bene.

Tutto preso dall’emendamento 50 bis, che ci fa perdere un’altra cinquantina di posti nella classifica dei paesi con libera informanzione, l’iperattivo senatore D’Alia, dopo essersi improvvisato navigante si improvvisa medico… ed i risultati non sono migliori.

Ho peccato di buonismo qualche giorno fa, quando il presidente ha detto che avrebbe fatto una legge che avrebbe “istituito il testamento biologico, ma anche il divieto assoluto di staccare l’alimentazione”. Ho pensato che l’avesse detto più grossa del solito, una assurdità, ho pensato che non sapesse quello che diceva… purtroppo non è così, lui sa sempre quello che dice, il disegno di legge dell’opposizione consenziente riesce a concretizzare questo equilibrismo logico.

Nonostante l’intervista di Marino ieri e le conseguenze che rischiano di spaccare il PD oggi, nessuno ha detto un sola parla in merito al disegno di legge. Vi consiglio di leggerlo, ma saltate il minestrone pseudo filosofico nell’introduzione, per il vostro bene. In pratica introduce si il testamento biologico, che andrebbe rinnovato non si sa come ogni 2 anni, in cui il paziente può esprimere la sua volontà di non ricevere delle terapie non volute (art.32 della cost.) e quindi di non essere oggetto di accanimento terapeutico.

E fin qui tutto bene, ma il ddl riporta tutto sotto la scelta finale del medico che ha la facoltà di ignorare tale documento (art. 6 comma 4 e art. 7 comma 4: il passaggio è abbastanza nebuloso) e prevede in seguito una serie di eccezioni alquanto discutibili come la facoltà dei familiari di dare altre indicazioni in caso di incoscienza…

Ma adesso arriva il bello, al confronto il decreto salva Eluana era roba da principianti. Il senatore inventa un principio che in medicina nessuno, per vergogna, si era mai sognato di enunciare: il sondino tramite cui avviene l’alimentazione “Non costituisce in nessun caso trattamento terapeutico” (art 3 comma 2) e non può essere staccato in nessun caso se non per esigenze mediche per essere sostituito; e quindi non essendo considerabile “trattamento terapeutico” non può, secondo il messinese, rientrare nelle dichiarazioni del testamento biologico…

E il gioco è fatto!

Enzo

Rassegna stampa story

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Perchè veramente si commentano da sole…

  • Corriere: Genchi, nell’archivio un italiano su dieci (fonte Telecom)
  • Ancora peggio fa la Stampa
  • forse sul sole 24 ore si trova una notizia utile a capire: probabile fusione tra telecom e mediaset (Ovvero…siamo fritti?)
  • Quindi a proposito del post di ieri: Berlusconi: Sinistra senza moralità
  • e allora giù con le balle (tipo: esponenti Idv con guai giudiziari) quando ieri è stato rinviato a giudizio un ministro ed oggi sono state chieste le autorizzazioni a procedere per gli Angelucci, il padre ricordiamo è deputato pdl.
  • Ma le bugie hano le gambe corte: manca la pdl alla votazione del pacchetto sicurezza (l’unico giornale che lo riporta è l’Unità)
  • Altri mondi: in Russia è probabile che “l’amico putin” esca di scena
  • In america si dimettono due ministri, condannati? no, forse non hanno pagato tutte le tasse uno si è dimenticato 700 euro.
  • E per finire in bellezza, dopo che Cassinelli aveva discusso sul web la sua proposta di legge sui blog, la parte che si era concordato di togliere è stata messa in un altra proposta di legge (su PI).

    Enzo

  • Tutte le ragazze del presidente

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    Mi mantengo a metà tra il titolo del film del 92 e la pubblicità illegale di Chiodi non per gridare all’ennesimo scandalo del cav, che lui abbia tante donne, e che faccia loro regali importanti non è una novità. ma voglio fare solo un ragionamento. In Italia ci sono a questo proposito due fette di popolazione, una che non sa e che non vuole sapere delle donne del presidente o perché sono notizie oscurate, l’altra, a cui credo di appartenere, che legge tutti i giorni su giornali e blog la nuova panzana del cav primadonna, e per cui l’ennesima attricetta che si adopera per “il morale del capo” (telefonata Berlusconi- Saccà) rappresenta una cosa minima rispetto alle vaccate quotidiane ed alle minacce per la democrazia

    Ma ho avuto modo in questi giorni di parlare con amici che sono nati e cresciuti in paesi diversi dal nostro e nonostante qualcuno si lamenti del proprio premier o della propria classe politica mi è bastato raccontare l’ultimo fatto di donne riguardante il presidente per suscitare un certo orgoglio nazionale (loro). Io poi, cattivello, ho tirato un secondo in ballo la carriera della nostra Mara. Vi lascio immaginare le reazioni.

    Io mi rendo conto che a volte sono la prima vittima del sistema berlusconiano dell’informazione, è come se fossimo drogati, ogni giorno ne tira fuori una nuova più forte, peggiore; ogni giorno lui pratica il chiagn’ e fotti ed ogni giorno ci anestetizza un poco di più. Io penso a quelli che sono bombardati dai telegiornali, quelli che quotidianamente seguono Fede…

    L’uomo ha la capacità formidabile di adattarsi a tutto, non c’è limite, è come l’assuefazione al veleno, ogni giorno una goccia non ti fa male e dopo anni un intera bottiglia non ti fa ne caldo e ne freddo.

    Questa è una delle ulteriori difficoltà di chi è (non mi vergogno a dirlo che lo sono) antiberlusconiano. Non è facile trovare la dose di veleno che possa scuotere una persona assuefatta, in più diventa difficile in quanto anche su te stesso la stessa dose non ha effetto.

    Cosa fare? Fermarsi per un tempo breve, e ragionare sulle cose, confrontarsi con gli altri ti fa riprendere la coscienza della dimensione normale delle cose. Anche dagli immigrati irregolari su cui il Maroni vuole usare la violenza possono insegnarti molto, moltissimo. Fermarsi, ma non troppo perché loro continuano imperterriti. Indignarci, fare indignare, ma non solo, capire e spiegare il motivo dell’indignazione, recuperare il senso perduto della normalità. Gli intrecci con la mafia, col malaffare, con la politica e la massoneria deviata, bisogna recuperare e diffondere il senso della negatività delle cose. Come si fa a contrapporre a 30 anni di storia di merda criminale il fatto che -almeno lui è uno che fa qualcosa, mentre la sinistra non combina nulla- Ed anche questo fatto della Sanjust, non trascuratelo, vi riporto una frase ricevuta appunto da un amico straniero:-come fa a mantenere insieme uno stato se non riesce a tenere decentemente insieme una famiglia-

    Segnalo i seguenti articoli:
    -Elena Russo: Silvio la “segnalò” a Saccà
    -tor de cenci: aggredito dalle forze dell’ordine operatore rom di arci solidarietà
    -un altro ministro rinviato a giudizio

    Il ministro legge Travaglio

    Politica 14 Comments

    Alfie legge Travaglio
    Il ministro più bello del mondo è contento per il libro che ha appena acquistato, e abbandona i suoi dati empirici e fantasiosi sfoggiando subito una cosa nuova che ha imparato leggendo il noto giornalista. Si possono ridurre i costi per le intercettazioni non pagandole alle compagnie telefoniche che sono concessionarie statali. -Minchia ‘ngiulì facimu progressi- Forse riuscirà pure a capire qualcosa del lodo Alfano ora?

    Enzo

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    PS: Segnalo una cosa importante: Sul sito di medici senza frontiere si sta organizzando una fiaccolata per il 2 febbraio alle 17 contro la proposta di rendere obbligatoria la “delazione” da parte di Medici ed infermieri di immigrati non in regola. Partecipate e diffondete per favore

    Segnalo un articolo de La Repubblica di oggi sulla giustizia italiana

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