L’anomalia
June 12, 2009 2:35 pm AttualitàLa stampa in Italia ha tanti difetti, alcuni voluti ed orchestrati, alcuni assolutamente organici ed espressione della italianità che volenti o nolenti ci terremo per sempre. Ma una cosa sono i problemi, altra cosa sono le anomalie.
Da inizio maggio, in corrispondenza della campagna elettorale avevo notato un certo cambiamento: Repubblica che incominciava ad essere un giornale “contro” ed incominciava a pubblicare notizie serie senza risparmiare colpi alla destra. Avevo ottimisticamente iniziato a pensare che l’impero iniziasse a vacillare.
C’era chi infatti considerava inutile o autolesionistico trattare per un mese intero di veline e ragazzine del premier su uno dei più letti quotidiani italiani e sicuramente rispetto agli standard italiani lo era, ma comunque la cosa andava avanti. Una anomalia positiva, che ci avvicinava all’Europa civile e non al Madagascar (anzi alla Libia si potrebbe dire), portando alla luce aspetti della personalità e delle abitudini dell’uomo che ci governa e controlla la maggiorparte della nostra vita, consegnandoci una nuova chiave di lettura delle sua azioni politico-governative dandoci la possibilità di trarre conclusioni utili ed agire di conseguenza. Ovviamente mi riferisco ai cosiddetti indecisi che votano a destra e non a chi segue le vicende da vicino quotidianamente.
Ma, oggi c’è stato un colpo di scena. Protagonista il mattatore Ezio Mauro, quello che davanti alle balle di Bondi a Ballarò aveva lo sguardo vigile e presente di un ottantenne per la prima volta su una Ferrari lanciata e ciancicava qualcosa assente con la bocca impastata senza rispondere al classico assioma che i processi al premier siano iniziati solo dopo la discesa in campo e sia sempre stato assolto (il problema è che qualcuno ci crede). L’uomo che ha spinto il caso di Noemi e delle candidate per meriti privati per un intero mese a discapito della seconda chance per parlare del caso Mills, oggi fa scivolare via come se nulla fosse l’approvazione col ricatto della fiducia della legge bavaglio. Il paragone col giovane direttore de “El Pais” è sconfortante, un giornalista straniero che in una frase spiega alla perfezione i motivi politici della pubblicazione delle foto sarde, una impresa imbattuta in italia.
La notizia invece viene commentata ampiamente dall’Italia dei blog e verrà analizzata per giorni e giorni, io leggerò il testo tra oggi e domani soffermandomi sulle novità per i blog mentre sul giornale che rispecchia davvero il pensiero degli italiani “Agoravox” si può già leggere di qualcosa in proposito.
Enzo
PS: Sarò domani alla manifestazione ad Ostia alle 17, fateci sapere chi potrà venire!
PS2: Segnalo la nascita di un nuovo blog di amici Salernitani “Stiamo lavorando per noi“.















psycko :
Date: June 13, 2009 @ 00:37
Copia Incolla:
Di chi è colpa? Non è colpa di Silvio Berlusconi, di Romano Prodi, di Cicchitto, di Casini, di Caltagirone, e soci. Non è colpa della Casta, né di quella dei giornali coi milioni di euro di prebende, e non è stata colpa di Ingrao, Forlani o Craxi. Non è la Mafia, non sono le logge dei venerabili, né l’Opus Dei, non è Confindustria o la lobby bancaria. La colpa è nostra. Punto. L’informazione che abbiamo è quella che noi italiani vogliamo.
Qui si potrebbe concludere il mio saggio sullo stato dell’informazione in Italia. Non ho altro da dire, in sostanza. Quello che posso aggiungere nelle righe che seguono sono solo riflessioni a sostegno della mia tesi, per chi avesse voglia di leggere un poco di più. E inizio di nuovo da noi italiani.
Sono le nostre ombre sul muro.
Ciò che la gente vuole. Lo scadimento dell’informazione in questo Paese riflette ciò che noi siamo, in tv particolarmente. Nulla meglio si adatta al caso Italia del sagace commento di Barnes Clive, nota firma del New York Post, che sull’odierne tendenze dei palinsesti televisivi ebbe a dire: “La televisione è la prima cultura genuinamente democratica, la prima cultura disponibile a tutti e retta da ciò che la gente vuole. La cosa più terribile è ciò che la gente vuole”. E in effetti si rimane perplessi, se non un tantino delusi, dal semplicismo delle analisi di personaggi come Beppe Grillo e altri quando tuonano contro la legge Gasparri come il costrutto infernale che strozza il nostro diritto a essere decorosamente informati. Ci si chiede: c’è la Gasparri nei salotti di milioni di italiani di varie età che ogni sera, pomeriggio o mattina scelgono col loro telecomando le peggiori fregnacce televisive? E’ la Gasparri che impedisce a noi italiani di portare La Storia Siamo Noi di Giovanni Minoli a uno share visibile ad occhio nudo invece che al microscopio? O di portare Report al 25% invece di condannarlo a un cronico annaspamento per non affogare sotto il 10? Eppure il contenitore di Milena Gabanelli è in prima serata, mica occorre perdere il sonno, basterebbe un click del telecomando. E state certi che Report o C’era una Volta oltre il 20% di share avrebbero prodotto una mischia degli inserzionisti per piazzare lì gli spot, garantendoci di conseguenza una certa qualità in più nelle nostre case tutto l’anno. Potete immaginare quanto ci metterebbero a sparire i prodotti-spazzatura come Porta a Porta o Amici, oppure le ragliate di Sgarbi o altra robaccia del genere, se agonizzassero nella pigrizia dei nostri telecomandi? Meno di un minuto, Gasparri o non Gasparri.
Illuminante fu un episodio da me vissuto in Gran Bretagna nel corso di un reportage sull’Auditel inglese che svolgevo a fine anni ’90 per conto proprio di Report. Nel corso dell’intervista al responsabile dei palinsesti della maggior Tv commerciale britannica, ITV, mi fu rivelato che la prima serata di quel network era riservata in maggioranza a programmi di alta qualità informativa. Com’era possibile? “Perché il miglior consumatore di questo Paese” spiegò il funzionario, “è l’inglese della classe media, e quel tipo di ascoltatore premia immancabilmente con il telecomando la tv di qualità. Ed è lì che ovviamente si fiondano i nostri inserzionisti”. Semplice. Sono inglesi, tutto qui. Non per nulla la sera della vigilia di Natale del 1999 la BBC 2 trasmise in prime time e per un’ora e mezza uno special dedicato al suo cameraman Mohamed Amin, l’uomo che nel 1984 ebbe lo straordinario merito di noleggiare un bimotore privato a sue spese ( e nei tempi delle sue ferie) per volare in Etiopia a filmare l’immane tragedia della devastante carestia che stava decimando quel popolo, e che divenne grazie a quelle scioccanti immagini una causa celebre con l’intervento di Bob Geldof e della sua Live Aid l’anno successivo. Ve l’immaginate voi una prima serata natalizia di quel tipo alla RAI? Che share farebbe?
Ma poi, perdonate, c’è la legge Gasparri in edicola o su Internet? Lì l’informazione c’è, ma al chiosco dei giornali Sorrisi e Canzoni TV o CHI vendono cento volte Micromega o Limes. Su Youtube le pregnanti interviste a Giancarlo Caselli catturano poche centinaia di visitatori, mentre cinque minuti di bava alla bocca con Sgarbi e Mike Bongiorno ne registrano quasi mezzo milione.
Mi direte: tutto questo è proprio il frutto del bombardamento mediatico dell’uomo di Arcore e dei suoi vent’anni e più di avvelenamento dei nostri cervelli. E io rispondo: e se a partire dal 1979 cliccavate altro sul vostro telecomando, come fanno gli inglesi, dove finivano il Biscione e relativi scherani? Era semplice, perché non lo abbiamo fatto? Lo si vuole capire che non è lui che ha fatto noi ma noi che abbiamo fatto lui? Silvio Berlusconi non ci ha rimbecilliti, ci ha semplicemente rispecchiati. E allo specchio ci siamo perduti in noi stessi.
(Ultima ora: poco prima di divulgare questo articolo mi imbatto nel sito http://www.corriere.it e leggo sulla colonna di destra la classifica dei servizi più letti del Corriere online: al primo posto “L’invasione dei ragni giganti”, al secondo “Basta volgarità, non sono una pin up”, al terzo “Che fine ha fatto Boy George?Vende magliette in un mercato di Londra”. Come volevasi dimostrare…)
Rimanendo con la vituperata figura dell’attuale presidente del Consiglio, è di questi giorni l’intervento di Marco Travaglio in chiusura del V2-day di Torino, dove il giornalista ha perentoriamente affermato che il Cavaliere trionfa oggi alle urne poiché proprio le devianti leggi dell’assetto radio-televisivo italiano gli hanno dato i mezzi per obnubilare la mente degli elettori in quindici anni di strapotere mediatico: “Prima non eravamo così”, ha sentenziato poi il noto cronista. Forse Travaglio è troppo giovane, e non ricorda, ma si vorrebbe chiedergli: chi aveva lavato il cervello dei nostri connazionali quando in massa premiavano alle urne ceffi ignobili della posta di Cossiga, Gava, Cirino Pomicino, De Michelis, De Lorenzo, Andreotti, De Mita, e la loro accolita di vassalli laidi o criminali? Berlusconi a quei tempi era ancora alle prese con la sua Tv condominiale via cavo a Milano 2, non c’entra. Era un’Italia migliore quella? Per caso il Corriere o la RAI erano il Times e la BBC a quei tempi? L’Idra di Tangentopoli, col suo ventre molle di corruzioni endemiche in ogni anfratto del Paese, non fu il parto di “quindici anni berlusconiani”, ahimè no, non risulta. Le stragi, la svendita dei sindacati, dei servizi pubblici, della certezza del lavoro, e ancora l’Irpinia, l’IRI e le sue voragini, le devianze del sistema giudiziario, l’omertà a vuoto pneumatico di tutto il Sistema-potere pre e post P2 e cinquant’anni di cronica evasione a tappeto, dimostrano che obnubilati nel cervello e nel senso civico lo siamo sempre stati, prima di Berlusconi, durante, e lo saremo dopo purtroppo. E anzi: la cosa più onesta che possiamo fare è di affermare una volta per tutte che la famigerata Casta e le sue grottesche comparse sono solo un’ombra sul muro di ciò che noi italiani siamo e siamo sempre stati. Nulla di più.
Enzo :
Date: June 13, 2009 @ 23:05
tu copi e incolli e io approvo l’ennesimo pezzo del sito di Barnard come commento: quando lo avrai duplicato interamente qui sarai contento o ricomincerai da capo?
Avevi detto che mi avresti risposto invece rispondi con l’ennesimo copiaincolla. Riesci ad esprimere 1/4 di idea autonomamente ed accettare quindi le critiche e (assurdità!) riuscire ad avviare un confronto? A questo punto non ho nulla da dire sul pezzo incollato, non condivido neanche il 10% di quanto scritto, ma non argomenterò, perchè l’ho già fatto una decina di volte e se devo dire qualcosa al “martire” Barnard lo farò sul suo sito quando avrà il coraggio di ammettere commenti agli articoli.
Apprezzo di più le persone che esprimono i loro pensieri e le loro idee attraverso parole proprie, altrimenti rimarrai quello che provoca col c..o degli altri