Cristiano riformati
April 29, 2009 5:15 pm Eventi, PoliticaLunedì, come pubblicizzato sul nostro gruppo Facebook siamo andati a seguire la conferenza organizzata dai Cristiano riformisti (una branca del PDL) dal titolo “Si alla vita” pubblicizzata in maniera surreale per tutta Roma a cui tra gli altri partecipavano Gasparri e Quagliarello.
L’unica pare dell’incontro dedicato al tema è stato un video di 5 minuti in cui Mazzocchi in un monologo spiegava le grandi conquiste di questo testo, saltando a piè pari l’unico comma controverso il 5° del 3° articolo, partorito dal vulcanico sen. D’alia: l’uditorio, compresa la sen. Binetti sedutasi affianco a me, non ne ha sentito la mancanza (anche perché ha dormito per una buona mezz’ora). È seguito poi un discorso di 35 minuti di Gasparri che ha esordito dicendo che non avrebbe parlato della legge perché “è stata già spiegata nel video”, e che quindi ha parlato di “neoguelfismo” e di “laicismo” moderno in un excursus di 300 anni che non credo molti abbiano seguito.
L’esistenza di un comma controverso è stata accennata dal ex-radicale ora ciellino del PDL (come dice “la Repubblica”) Quagliarello che ha risposto alle nostre domande in un video di prossima pubblicazione, ma anche lui si è ben guardato dall’entrare nel merito del comma dicendo che si tratta di un “nostro valore insindacabile” (e giù gli applausi). Evito di commentare certi esempi fatti in aula fatti apposta per creare pietà e confusione sul tema mischiando casi di adolescenti che fino al giorno prima dell’incidente avrebbero voluto rinunciare a rimanere attaccati alle macchine e quando invece ricoverati pregano di essere salvati: inutile far notare che in questo caso si tratta di persone ancora coscienti a cui la dichiarazione anticipata non si applica.
Parliamo ora di questo ddl detto Calabrò. Si tratta di un testo unico, un unificazione di una decina leggi proposte da entrambe le parti, che tratta tutta una branca della medicina legale finora lasciata un po’ al buonsenso ed in questo, secondo me è una ottima legge; al 90%. Inaccettabili però le 5 righe del comma 5 dell’art. 3 che rendono di fatto inutile tutto il discorso sul testamento biologico.
Si tratta di quel concetto che io ho già definito il “colpo di genio” di D’Alia: la nutrizione forzata non si può considerare trattamento terapeutico e quindi non può essere definita nel testamento. In questa bozza si aggiunge l’ingegno di Calabrò (o chi per lui) che tenta di giustificare giuridicamente questo concetto tirando in ballo la convenzione ONU sui diritti dei disabili (del ’93 e ratificata dal governo questo febbraio) che nell’art 25 al punto F dice —prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità— (fonte: Governo.it)
A chi ha letto entrambi i testi questo richiamo sembra una barzelletta in quanto i preclari legislatori hanno voluto interpretare la frase ignorando la parola “discriminatorio” ed omettendo di considerare lo spirito generale del testo che tutela i disabili dalle discriminazioni. Il senso di questo articolo è appunto quello di condannare chi rifiuta di nutrire un disabile a causa della sua condizione, il testamento biologico e la fine di vita non c’entrano nulla, ma quanti parlamentari avranno letto questo riferimento?
Inoltre come diciamo al capogruppo PDL al senato, il 70% degli italiani e il 60% dei cattolici è contrario a questo principio (fonte: Manhaimer), a che fine quindi difenderlo così strenuamente e fare tanta campagna disinformativa. E qui pongo a voi la domanda che non sono riuscito a fare al senatore nell’intervista: che ci sia qualche interesse economico dietro?
La mia è una ipotesi e si basa sull’osservazione di 3 fatti:
-Beppino Englaro non è un tipo esattamente cattolico, anzi, direi abbastanza critico, perché quindi Eluana veniva spostata da una clinica cattolica ad un altra? Forse non c’era molta scelta visto che la maggior parte delle cliniche che si occupano di queste cose sono direttamente o indirettamente strutture collegate al vaticano?
-Le suorine caritatevoli dicevano in televisione che loro si sarebbero volentieri occupate di Eluana per altri 100 anni.
-Le cliniche percepiscono per un letto di Terapia intensiva e nutrizione forzata un rimborso regionale di alcune centinaia di euro al giorno per paziente
Cosa succederebbe se il 70% di questa gente che ora rimane attaccata alle macchine a vita mettesse per iscritto una rinuncia; il 70% di questi ospedali rimarrebbero con molti soldi in meno e forse molti dovrebbero chiudere con un danno economico considerevole. Potrebbe essere un motivo sufficiente per dire “io rappresento a malapena i miei elettori”? Allora chi rappresenta? Me no.
Enzo









