Ectoplasma, Forleo ed intercettazioni
March 21, 2009 11:41 pm EditorialeQualche giorno fa mi sono ricordato di una persona, il figlio nato da un innaturale incesto tra l’Alieno Giordano e Giulivo Tremorti, uno che è talmente allucinato che si professa di sinistra, ma quando intervista noti fascisti piduisti rivela la sua natura di zerbino ingelatinato e nei suoi commenti si trova, per errore ovviamente, più a destra degli intervistati.
Recentemente, dopo le impresentabili interviste a noti mafiosi e massoni deviati, si è dedicato un po’ in sordina a sindacalisti e magistrati, per ultimi Clementina Forleo e Luigi De Magistris . La cosa mi ha incuriosito e non poco, ed ammetto di non essere ancora riuscito a decodificare le sue intenzioni, in quanto mi è sembrato che abbia tentato di lanciare delle domande provocatorie, ma nel suo essere zerbino le ritirava subito dopo e credo che la serietà dei personaggi abbia impedito lo scattare di quelle che erano delle trappole elementari.
Tra le due interviste mi è parsa più interessante quella alla GIP (attenzione perché la playlist èal contrario), perché De Magistris, forse conoscendo meglio il soggetto che aveva davanti, è stato molto abbottonato e praticamente non ha detto quasi nulla. Della dottoressa Forleo non sapevo che fosse favorevole ad alcuni dei più discussi provvedimenti proposti dal ministro Ghedini Alfano, quali la separazione delle carriere, e la limitazione alla pubblicazione delle intercettazioni.
Sulla separazione delle carriere dice che nei processi c’è una effettiva disparità tra accusa e difesa adducendo motivazioni secondo me inconsistenti. Certo, lei ha sicuramente più esperienza di me di processi, in quanto io non ho mai messo piede in un un tribunale, ma non mi hanno convinto i suoi argomenti, giudicate voi. La GIP mantiene almeno ferma l’indipendenza dei giudici dall’esecutivo, ma ho molti dubbi che nelle intenzioni dell’esecutivo ci sia quella di mantenere tale principio, e l’allentare la funzione di controllo degli addatti ai lavori su queste proposte, porterà all’avanzamento di leggi sovversive a danno di tutti.
Nel breve spezzone in cui si parla di intercettazioni la dottoressa esprime il teorema caro alla sinistra del PD in cui “si è fatto un abuso delle intercettazioni negli ultimi anni” e che bisogna “porre un limite alla pubblicazione di intercettazioni in cui non compaiono elementi penalmente rilevanti”. Devo ammettere che per un attimo mi aveva quasi convinto, ma poi a freddo ho ripreso le redini e mi sono accorto dell’assurdità della cosa.
Prendiamo il caso più esemplificativo: telefonata dell’indagato all’amante. Sono sicuro che la giudice abbia pensato in maniera innocente e disinteressata che senza porre dei limiti allo strumento, un giorno ad esempio lei o i suoi conoscenti potrebbero venire a sapere delle ipotetiche scappatelle del marito, ipoteticamente anche indagato, da un giornale.
Emotivamente è una cosa che fa molta presa. Ma io vorrei fare una riflessione in proposito ed esprimerla con un paio di esempi: se io un bel giorno (!) vengo indagato ed intercettato ed oltre che parlare con il mio complice parlo anche con la mia amante, estranea al fatto, solo le prime telefonate verranno riportate del giudice sull atto di notifica di chiusura delle indagini e quindi resi pubblici. Ma anche se un giudice particolarmente zelante volesse riportare in tale atto tutte le telefonate, a quale giornale interesserebbe la cosa? Nessuno pubblicherebbe una cosa del genere riguardante l’ultimo dei cretini sulla terra (il sottoscritto), senza bisogno di nessun divieto imposto dall’alto.
Diverso è il caso del presidente del consiglio, o di un’altra carica di rilievo, che deve state attento almeno in quei cinque anni a non commettere non solo atti illegali, ma neanche azioni moralmente discutibili. Per un motivo di immagine politica spicciola quantomeno. Se ha un amante i cittadini dovrebbero potere avere il quadro completo per decidere. In quel caso è interesse anche dell’editore pubblicare la cosa (vedere a tal proposito il post di Gomez di ieri su Voglioscendere). Io non sono un moralista, ma se qualcuno volesse giudicare il suo rappresentante anche per il numero di corna che fa alla moglie deve essere in grado di farlo. Se poi questo, parlando con un altro, dice “bisogna dare un lavoro all’amante xxx perché altrimenti parla…”, pur non facendo caso io al fatto dell’amante sarei molto incuriosito da che cosa potrebbe dire questa persona e da cosa mi nasconde il mio politico:
anche se non c’è nulla di penalmente rilevante nella telefonata (Riferimenti a fatti o persone reali è puramente casuale).
Insomma in questo caso il governo di destra si schiera, per motivi che a noi sembrano ovvi, contro le regole del libero mercato che proprio loro si vantano di avere come faro. La pubblicazione delle intercettazioni infatti oltre al buonsenso dei giornalisti e dei cittadini è già automaticamente regolamentata dalle regole del mercato. Sono campate in aria ed evidentemente dei diversivi le motivazioni prodotte dalle eccelse menti parlamentari e di governo.
Enzo










psycko :
Date: March 22, 2009 @ 21:44
Altro che lavavetri, altro che fruttivendoli. Altro che Grillo, altro che Travaglio. Per l’ennesima volta la nostra olezzosa quanto ingiustificata presunzione di popolo avanzato viene umiliata dai nostri sottoposti, da coloro cui diamo del tu anche se manco li conosciamo e nonostante siano adulti come o più di noi. I pakistani (quelle persone scure di pelle che qui ci vendono le carote o ci portano la pizza in casa), ci hanno appena insegnato cosa significa essere Popolo, cioè avere le palle per governare la propria Storia, essere protagonisti civici. I ‘negretti’ in pigiama, ciabattine e bicicletta battono i bellimbusti in cravatta, Clark e Repubblica sottobraccio 10 a 0.
Prima i fatti. Lunedì 16 marzo, il governo pakistano del Presidente Asif Ali Zardari ha annunciato il ritorno alla carica di giudice dell’ex presidente della Corte Suprema Iftikhar Muhammad Chaudhry, e di altri giudici assieme a lui licenziati nel 2007 dall’allora dittatore Pervez Musharraf. La decisione, una vera e propria perdita di faccia, è stata imposta ad Ali Zardari principalmente dalla rivolta popolare della gente comune, che si è riversata a fiumi nelle strade per ottenere un ritorno alla legalità e il rispetto delle regole in Pakistan (tenere a mente le parole ‘legalità’ e rispetto delle regole’). I cittadini di quel Paese hanno affrontato la violenza brutale della polizia, gli arresti di massa, e anche la possibilità di morte per ristabilire al proprio posto un giudice (tenere a mente la parola ‘giudice’) che aveva l’abitudine di applicare la legge e di scavare nel marcio del Potere. In particolare, Iftikhar Muhammad Chaudhry aveva indagato sulle porcherie commesse in anni passati proprio dal Presidente Asif Ali Zardari (tenere a mente le parole ‘porcherie commesse dal Presidente’), ex marito della degna compagna Benazir Bhutto, poiché accusato (accusati, Bhutto inclusa) di corruzione, sottrazione di fondi pubblici, e, nel caso di Zardari, persino di duplice omicidio. Certamente non estranei alla riabilitazione del giudice sono stati il Capo di Stato Maggiore dell’esercito Gen. Ashfaq Kayani e il Segretario di Stato USA Hillary Clinton, entrambi intervenuti per ammansire Zardari, ma non v’è ombra di dubbio che senza la massiccia mobilitazione di centinaia di migliaia di semplici cittadini e senza la loro presa di posizione sulle barricate per settimane, e a dispetto dei gravi rischi, nulla sarebbe accaduto. Ancora due parole: il licenziamento di Chaudhry era stato voluto fortemente dall’amministrazione Bush, perché quell’uomo era solito ordinare la scarcerazione di presunti terroristi quando le prove contro di loro si rivelavano inconsistenti. Ma questo non legava con le pratiche orribilmente illegali della Guerra al Terrorismo americana. Né legava col fatto che Bush e il suo scherano Negroponte avevano deciso di appoggiare proprio la dinastia dei Bhutto (Benazir e Zardari) al potere in Pakistan, mentre il giudice era riuscito poco prima a mandare dietro le sbarre proprio Asif Ali Zardari.
Ebbene, i cittadini comuni di quell’esotica nazione, in stracci e analfabeti in parte, figli di decenni di dittature, oppressi dagli Imperi occidentali, picchiati, arrestati, brutalizzati, hanno saputo puntare i piedi sui principi di democrazia e giustizia e hanno scritto una pagina di Storia esaltante.
Torniamo in Italia. Vi ricordano qualcosa le parole ‘legalità e rispetto delle regole’ – ‘giudice’ e ‘porcherie commesse dal Presidente’? Fuoco fuochino… Avete capito tutti, non c’è neppure bisogno di far nomi.
Ma ci sono aspetti che devo sottolineare, anche perché, permettetemelo, i bravi pakistani mi hanno regalato la più spettacolare conferma di ciò che dico(grazie!). De Magistris, e ogni altra brava persona che lottava per la giustizia in Italia, non ha avuto il lusso di essere concittadino di gente con le palle come i pakistani; da noi, i coraggiosissimi sono lo 0,5%. E anche questi hanno più dimestichezza col pc che con settimane di barricate in strada per ottenere giustizia. C’è, ed è evidente, qualcosa che ci ha sottratto ormai da decenni la capacità di modificare con i mezzi appropriati il corso della nostra esistenza comune, una capacità che gente assai meno ‘nutrita’ di noi (metaforicamente ma anche fisicamente) invece ancora possiede. Questo deve farci pensare con urgenza.
Non mi risulta che in Pakistan troneggino un Grillo o un Travaglio da 10 anni. Non mi risulta che i pakistani affollino le serate dei comici e delle comiche AntiSistema, o le piazze dei V-day. Non mi risulta che passino le notti a leggere il libro numero 170 con 328 dettagli del processo numero 21 al Presidente farabutto, o gli instant books sulle inchieste cassate di Chaudhry e colleghi. Non hanno Di Pietro, Gomez, Santoro, Nanni Moretti, Ricca, Stella, Luttazzi, Report, Viva l’Italia, C’era una Volta, Flores D’Archais e i meetup. Eppure hanno cambiato la loro Storia e l’hanno cambiata con la C maiuscola. Un giudice di un Paese violento e dittatoriale, straziato dalla povertà e dominato dagli eserciti (USA e pakistano), è stato salvato dalla gente comune che è scesa in strada. Un giudice di un Paese ricco, viziato, democratico, e zeppo di ‘paladini’ della denuncia e dell’indignazione coi loro seguaci, è stato zittito e costretto persino a dire addio alla sua missione per sempre, mentre per le strade tutto filava liscio.
Allora. Quando grido che ciò che serve per difendere la nostra democrazia non sono gli show dei VIP della denuncia e dell’indignazione, né i loro V-day o i loro mille libri, ma che dobbiamo guardarci in faccia noi gente comune, puntarci il dito addosso e re-imparare a essere ‘pakistani’, ripensate a Chaudhry e a De Magistris prima di darmi torto.
Tanto di cappello signori lavavetri e verdurai dalla pelle scura. Mi inchino e vi do del Lei.
Enzo :
Date: March 23, 2009 @ 06:49
Bentornato
Enzo :
Date: March 23, 2009 @ 17:18
Per me ci sono due interpretazioni per quello che scrivi, la seconda è ironica. Una è quella per cui secondo te tutti gli italiani sono incapaci senza palle e non c’è nessuna speranza. Io però, come ti ho già detto, non condivido e non mi arrendo e spero di convincere qualcun’altro ad attivarsi. La seconda oltre ad essere una battuta è anche molto poco politically correct (chiedo perdono): che proponi? Vuoi ammollare qualche moneta ai pachistani affinché reclamino la reintegrazione di De Magistris al posto nostro?
Terzo, non ho capito.
psycko :
Date: March 28, 2009 @ 01:27
Sbaglio o de magistris è entrato a far politica?
Sbaglio o il partito si chiama IDV?
Sbaglio o questo partito è alleato con il PD?
Sbaglio o De Magistris indagava su personaggi molto influenti all’interno del PD (e non solo)?
A piazza Frnese chi ci stava?
De Magistris secondo te a seguito di tutte queste manifestazione si è fatto due conti?
Il risultato è che è entrato in politica, e la politica è marcia dalla testa a piedi.Addio reintegro, addio qualsiasi forma di giustizia, addio qualsiasi forma di credibilità. Tutt’altra direzione rispetto a quella imboccata in pakistan.
Non mollare mai Enzo, guarda avanti fissati un obbiettivo e cerca di raggiungerlo, ma ogni tanto cerca guardare quello che succede attorno a te e quali sono gli effetti sulla gente comune.Cerca di fare una valutazione oggettiva.
Non ti arrendi e speri di convincere qualcun’altro a fare che?
A fare pubblicità a Marco Travaglio?
A convincere qualcuno a imparare a memoria la sentenza 350 del libro 7200 Travaglio Gomez?
A fare campagna elettorale per de magistris alle prossime elezioni?
A convincere qualcuno di gridare (perdonatemi)troia in faccia a cicciolina o ladro a Barabba come fa Ricca?Questo vuol dire ALZARE LA TESTA?
Parlo di PIERO RICCA, il paladino della libera informazione che sul suo blog applica l’arma della censura, con una tempistica allucianante, a chi lo mette in discussione.Forse perchè c’è il rischio che perde di fama e quindi il suo ruolo di paladino dell’antisistema verrebbe meno. Lui che con la sua telecamirina mi sculetta per la bella Milano alla rincorsa di questo o quest’altro vip, sbandierando i nomi con una freddezza disarmante di chi è morto per la lotta contro la mafia .Lui che non ha idea di cosa vuol dire NDRANGHETA CAMORRA MAFIA (etc), lui che non ha idea di cosa vuol dire svegliarsi la mattina e stare a contatto con gente che oltre alle tasse allo stato pagano le “tasse” all’ONORATA SOCIETA’ (citazione Don Ciccio in UOMINI D’ONORE di Francesco Sbano e se non, lo hai già fatto ti congiglio vivamente di vederlo Enzo) nel bel mezzo della crisi economica; lui non sa cosa vul dire entrare in un tribunale e avvertire la sensazione che i primi Mafiosi sono i giudici stessi; lui che non sa cosa vuol dire parlare con una persona e trovarsela il giorno dopo freddata sulla strada dai sicari; lui che non sa cosa vuol dire starea contatto con gente che nel propio vocabolario ha eliminato la parola meritocrazia.Potrei continuare ad oltranza ma mi fermo qui.
Cosa fa lui, per la lotta contro le mafie?Cosa fate voi?
Ve lo dico io cosa fate: X-day, concerti pro saviano per fargli vendere qualche altro milione di copie del suo libro, associazioni varie che organizzano concerti a favore di questa o quella causa e richiedono soldi per pagare le spese(vedi associazione Io sono Saviano una delle cose più inutile che abbia mai visto.)Mentre intanto a SUD (e non solo) si uccide, si paga il pizzo, i politici sono sempre gli stessi con l’unica differenza che sono sempre più corrotti, se ti affacci nel mondo della politica con “buone” intenzioni ti fanno fuori prima ancora che tu pensi di farlo;banche ovunque, riciclaggio di danaro sporco a manetta; parchi eolici “non funzionanti” (informatevi di quello che è successo a riguardo tra il catanzarese e il vibonese, roba da non crederci);e basta mi sono stufato!
Enzo sei un tassello di un mosaico costruito ad hoc di chi non ha nessuna intenzione a risolvere determianat problematiche perchè altrmenti perderebbe la fama, i soldi e il successo.
Cosa dobbiamo fare (in generale non riguardo una determinata problematica)?
dobbiamo fermare le nostre macchine, tutte, fermare le ruote, ogni nostra azione o progetto, e riflettere su quanto segue: come hanno fatto, trentacinque anni fa, un nugolo di intellettuali, economisti e politici a progettare e poi a realizzare la più inimmaginabile sovversione di tendenza politico-sociale della Storia moderna? Come hanno saputo in sole tre decadi arrestare 250 anni di lotte dal basso e iniziare a invertirne la rotta? Come hanno annichilito le sinistre di tutto il mondo occidentale? Come hanno potuto renderci di nuovo plausibile l’inimmaginabile? E cosa sono divenute oggi quelle sparute forze di 35 anni fa? Come hanno lavorato? Come lavorano ogni giorno?
Perché non vi è dubbio che i nostri avversari noi non li conosciamo, non abbiamo dedicato che una frazione del nostro tempo a studiarne le mosse e le forze, perdendo invece anni a inveire contro le loro ‘ombre sul muro’, i Bush e i Berlusconi di questo mondo. Essi sono un esercito di cui noi ignoriamo quasi tutto. E come potremo mai combatterli?
Sto parlando delle destre economiche e finanziarie che in pochi anni, e seguendo poche ma semplicissime regole, rimanendo compatte, immensamente disciplinate, al lavoro 24 ore su 24 sempre, con oggi a disposizione i migliori cervelli della terra, con mezzi incalcolabili rispetto ai nostri, con al loro servizio praticamente tutta la classe dirigente del mondo, tutti i media che contano, e ahimè con il consenso di milioni di persone obnubilate dalla loro Esistenza Commerciale, stanno portando al trionfo l’unica interpretazione dell’esistenza oggi rimasta: il Capitalismo dei Beni di Consumo, che infatti spopola trasversalmente fra culture, religioni, ideologie e regimi politici diversi, dall’Iran alla Cina, dall’Africa al Baltico, e che attende al varco le masse derelitte dell’America Latina non appena queste avranno preso possesso di uno standard di vita decente per mezzo delle loro odierne ‘rivoluzioni’.
Dobbiamo comprendere come hanno fatto a creare un consenso talmente dilagante fra i popoli da riuscire persino a demolire la certezza del lavoro, conquistata in due secoli e mezzo di opere umane; da riuscire a renderci plausibile la privatizzazione dell’acqua, che è come se ci avessero convinto a privatizzare i nostri globuli bianchi, solo per fare due fra le centinaia di esempi. Lo hanno fatto in silenzio, lavorando incessantemente a CONTATTO CON LA GENTE COMUNE, macinando incessantemente il loro consenso, senza manifestazioni, cortei, chiasso, gesta clamorose, senza bandiere colorate e feste di piazza. Oggi, se avete l’onestà di guardavi in tasca, di osservare come vivete, cosa consumate e con quali comfort, hanno intrappolato anche voi, nonostante tutto.
Ora, per arginare una macchina mostruosa di queste dimensioni e di questa potenza, c’è una sola strada: formarci in un esercito compatto, disciplinato, immensamente abile nella comunicazione, al lavoro sempre e ovunque, a CONTATTO CON LA GENTE COMUNE nei luoghi della gente comune, implacabili, pazienti, e ben finanziati, per tentare di creare un consenso opposto a quello oggi dominante. E’ una strada in salita, poiché si tratta di invitare milioni di persone a scelte impopolari, a rinunce, a mutazioni di stili di vita importanti, e a saper vedere però la convenienza finale di un mondo più in equilibrio. Per fare ciò dobbiamo mettere da parte le differenze che separano i gruppi che formano il Movimento, dobbiamo rinunciare ai nostri individualismi per un fronte comune, unico, compatto, disciplinato, implacabile, di attivisti al lavoro ovunque. Non c’è altra strada.