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Il ministro legge Travaglio

5:44 pm Politica

Alfie legge Travaglio
Il ministro più bello del mondo è contento per il libro che ha appena acquistato, e abbandona i suoi dati empirici e fantasiosi sfoggiando subito una cosa nuova che ha imparato leggendo il noto giornalista. Si possono ridurre i costi per le intercettazioni non pagandole alle compagnie telefoniche che sono concessionarie statali. -Minchia ‘ngiulì facimu progressi- Forse riuscirà pure a capire qualcosa del lodo Alfano ora?

Enzo

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PS: Segnalo una cosa importante: Sul sito di medici senza frontiere si sta organizzando una fiaccolata per il 2 febbraio alle 17 contro la proposta di rendere obbligatoria la “delazione” da parte di Medici ed infermieri di immigrati non in regola. Partecipate e diffondete per favore

Segnalo un articolo de La Repubblica di oggi sulla giustizia italiana

14 commenti
  1. psycko :

    Date: February 1, 2009 @ 01:08

    In Italia c’è una congiura accidentale fra la politica e l’antipolitica che ha come risultato il medesimo punto d’arrivo: impedire ai cittadini di agire sui problemi più gravi che li affliggono. In questo senso, Silvio Berlusconi, Gianni Letta, Bruno Vespa e soci vanno a braccetto con Beppe Grillo, Marco Travaglio, Piero Ricca e compagni. I primi hanno un preciso interesse nell’agire: il mantenimento del loro potere e quello dei loro sponsor nazionali e internazionali. I secondi hanno un interesse non dissimile: il mantenimento della loro fama e del loro ego ipertrofico, che alla fine sono potere, travestito da passione civica. I metodi però sono molto differenti. Quelli del potere politico sono noti. Più subdoli e meno citati sono quelli dell’antipolitica, ovvero dei leader dell’antipolitica. Essi hanno lavorato e lavorano ormai da anni per contagiare i cittadini attivi con una febbre, con una sorta di frenesia incontrollabile, un’ossessione esponenziale che riguarda Silvio Berlusconi e ogni suo trascorso, ogni suo collaboratore, contatto, conoscenza, ogni sua mossa, processo, lite, decisione, idea, parola, battuta, tic, smorfia, tutto. Decine di migliaia fra dibattiti, libri, blog, articoli, documentari, film, serate, comunicati, volantini, manifestazioni, discussioni, notti insonni, grida e furie rincorrono ossessionati il Cavaliere e i suoi, ogni giorno, da anni, moltiplicato per centinaia di migliaia di italiani in un chiasso che fa uscire di senno. E infatti sono tutti usciti di senno. Come se Arcore fosse il centro cosmico dei destini di questo nostro Paese.
    Invece, i fondamentali problemi che ci stanno sequestrando la vita sono altri, e soprattutto esistono da ben prima del berlusconismo politico. Non sono le leggi ad personam, le ruberie delle Caste, o gli inciuci degli amministratori. Quella roba è patrimonio comune di quasi tutti i regimi politici, e anzi, in Paesi da noi considerati più civili si scoprono, a voler scavare, fenomeni molto più aberranti di qualsiasi cosa il Cavaliere o i d’alemiani abbiano mai fatto da noi.

    Mi prendo qui la responsabilità di elencare alcuni dei grandi problemi reali e invalidanti che stanno affossando la nostra vita e il futuro di chi abbiamo messo al mondo, ma ai quali viene dedicata una frazione dell’energia che si impiega ad alimentare il movimento No Cav. Ne cito, fra tanti, solo cinque.

    Le donne italiane. Sono passate nella Storia dall’essere considerate 3/5 umane – dunque animali da soma liberamente stuprabili dal padre o bruciabili in piazza – alla modernità del manageriato, dello spinning, dell’università o del parto indolore senza acquisire la cosa più preziosa: una soglia di dignità invalicabile. L’immagine e il corpo della donna in Italia sono abusati come in pochi altri casi sull’intero pianeta. Ma come siete arrivate a permetterlo? Come permettete che milioni di vostre figlie crescano in un Paese che vi umilia con una sistematicità giunta al grottesco? Come tollerate che quasi ogni media e sistema commerciale esistenti vi chiedano preferibilmente di essere “viste (nude) ma non udite”? Cioè delle immagini mute ma tirate a lucido perennemente preda di voluttuosi spasmi al solo contatto con lo yogurt, con i collant, con la superficie di una cucina economica. Per non parlare di ciò che vi accade negli ordinari ambienti di lavoro. E allora ditemi, a chi toccava tutelarvi? A Berlusconi e alla sensibilità delle sue tv commerciali? Ma figuriamoci! No, toccava a voi. E non lo avete fatto. E’, questa, una tara che voi permettete venga trasmessa in dote a ogni singola ragazza italiana nella relazione col mondo maschile, e che così spesso ne sfigura senza rimedio la dignità, l’autostima, lo spirito. Altro che la vicenda Carfagna. Ne compromette sia le chances di affermazione paritaria in ogni sfera della vita adulta che la collocazione come genere nella modernità civile internazionale. Ecco un vero urgente problema italiano per cui mai avete fatto un No Day, una marcia su Roma o uno sciopero generale di tutte le lavoratrici italiane.

    E poi c’è il tempo. Ce lo siamo rubato, l’abbiamo reso inconcepibile, ormai insperabile e neppure più sognato. Non abbiamo più tempo, neanche per salvarci la vita. Abbiamo acconsentito a uno stile di vita che porta in sé un paradosso assurdo: l’esplosione della tecnologia che ha ridotto enormemente i carichi di lavoro in ogni campo (immaginate oggi un’archiviazione di un ministero senza computers, la trebbiatura a mano di 100 ettari), ma che non ha liberato alcun tempo per noi, anzi. La mancanza di tempo è poi uno dei fattori di maggior importanza nella strategia del Potere per mantenere se stesso, come spiego più sotto. Siamo masse di milioni di persone prive di tempo per imparare a costruire una relazione vera con i figli, non c’è il tempo per la cura della propria anima fuori dalla parrocchia di default, eppure dobbiamo tutti morire, o per la conoscenza delle più basilari regole di salute; non c’è tempo per sopravvivere a un lutto, per trovar senso se un senso viene a mancare, per accorgerci se la vita ci sta deformando e per trovare rimedio prima di fare danni tragici a noi stessi o ai nostri figli. Lavoriamo tutta la vita adulta e più nessuno osa immaginare che potremmo ottenere un nuovo diritto, un passo avanti epocale di civiltà: il diritto a non dover lavorare sempre. Il diritto ad avere tempo per noi, finché il corpo funziona, finché possiamo goderne. E poi questo: chi non ha tempo, mai, come fa, ditemi, a informarsi oltre le narrative preconfezionate (solo questo richiede tempi enormi), e poi a partecipare, a organizzare, a lottare, e a dare di se stesso/a per cambiare il proprio tempo? Come fa, in altre parole, a contrastare il Potere? Impossibile, non può farlo, e infatti la maggioranza non lo fa. Ecco perché la società civile organizzata realmente e costantemente attiva si assesta in media sullo 0,25% degli elettori italiani. E per il Potere il gioco è fatto. Ecco un vero gravissimo nostro problema. Altro che lodo Alfano.

    Ce ne sono altri, come la scuola, dove non è assolutamente una questione di Moratti o Gelmini, ma di obbrobrio strutturale dell’istituzione stessa. La scuola è sempre stata, e rimane, una macchina il cui compito primario è distruggere l’autostima della persona entro l’età di 8 anni, per annientarne la futura capacità di essere cittadino attivo, temuta dal Potere. Nell’istruzione superiore essa insegna da sempre contenuti del tutto irrilevanti alle priorità essenziali ed esistenziali dei giovani. In generale, lungo tutto il suo iter essa impartisce due insegnamenti, che saranno poi alla base del congelamento delle coscienze civiche dei futuri cittadini: non avete diritti, siete ricattati. Dall’età di 6 anni fino alla maggiore età l’alunno/a impara soprattutto questo: inutile ribellarsi alle tante plateali storture o follie del regime scolastico, inutile contestare un insegnante o un metodo, non si ottiene nulla, anzi, ci si rimette. Devastante, da tempi immemorabili e ben prima di Berlusconi. Altro che depenalizzazione del falso in bilancio, qui parliamo dei nostri bambini, tutti.

    E poi l’autostima. Nella mia vita ho avuto il pregio di vivere quasi sempre fuori dalla cerchia dei miei simili, e nel mondo maggioritario. Sono un giornalista, scrittore, ho studiato, ho avuto una carriera che mia ha portato a contatto coi miei pari, cioè con una gamma ampia fra professionisti, intellettuali, attivisti, pensatori. In genere ci collochiamo saldamente all’interno della cerchia dei nostri affini a da lì non ci spostiamo più. Finiamo per fonderci in essa e da essa osserviamo e giudichiamo il mondo (folli!). Ma in tal modo, in realtà, perdiamo contatto con esso, chiusi come siamo nella nostra torre d’avorio d’appartenenza. Io invece no. La gran parte del mio tempo l’ho speso in mondi che col giornalismo, l’intelletto e il potere che essi comportano non avevano nulla, ma proprio nulla da spartire, e nei quali mai ho incontrato un mio pari. Sono i mondi maggioritari, quelli che non comprano il giornale, che vivono con Rete 4 perennemente accesa, che Santoro sanno vagamente chi è, e Travaglio proprio non l’hanno mai sentito nominare. Sky calcio, super Enalotto, le rate della casa e della macchina, Franco Rosso, il venerdì sera fuori con le amiche e lui con gli amici, Piero Angela ogni tanto, governo ladro… ma che ci vuoi fare?, e soprattutto la loro vita ordinaria ovunque si trovino. Nati alla Fantuzza di Medicina, a Piazzola sul Brenta, a Termoli, o nelle periferie di tutta Italia, impiegate in un’acciaieria, magazzinieri da Pittarello, o taxisti, camiciaie, bariste sull’Eurostar, studenti degli istituti professionali, postini…
    Milioni di persone così, soprattutto giovani, con un problema asfissiante, o meglio, una domanda asfissiante: “Chi sono io? Sono qualcuno io? Cioè, come mi colloco nella scala dei valori in cui sono nato/a? Perché quella scala, che mi martellano nella testa da quando sono venuto/a al mondo mi dice una e solo una cosa: io non sono nessuno. Nel trionfo smisurato della Cultura della Visibilità (leggi Vip) che oggi tutto pervade (anche l’antisistema), io non ho chances. Non sono visibile, non lo sono i miei genitori, non lo sarò mai. Non ho la cultura, non ho la bellezza shock, non ho la ricchezza, non ho le conoscenze che contano, non ho potere, la mia parola non conta, mai, non ho accesso ai luoghi che contano, la mia vita è il tran tran. Io sono la massa, indistinta, che non piace, che non muove nulla, che non ha accesso a nulla, che subisce sempre, che assiste di continuo alla vita degli altri, quelli Visibili, quelli che contano, i ‘Personaggi’, onnipresenti, strapresenti, vincenti. Vivo in un mondo che mi insegna ogni giorno che noi, ‘the little people’, non siamo nulla, anzi, non siamo”. Fine di ogni brandello di autostima.

    Non so come esprimerlo in queste righe, forse non ci sono le parole, ma la devastazione che la totale mancanza di autostima in tal modo indotta infligge a questi esseri umani spezza il cuore a vederla. La si spia con chiarezza anche solo se si è vagamente ‘qualcuno’, come sono io. Non appena costoro apprendono che tu sei ‘qualcuno’, perché ti hanno visto in tv per caso e anche una sola volta, perché gliel’hanno detto, o per qualunque altro motivo, si trasformano, si piegano su se stessi, si paralizzano spesso. E regolarmente, quando ti si rivolgono per una domanda o altro, la premessa è “io non sono nessuno, ma…”. Sempre, quel terribile “io non sono nessuno”, Dio quante volte! Poi, “mi scusi se la disturbo, lei è impegnato…” (riflettete su questa valutazione dell’impegno di chi è ‘qualcuno’, che è automaticamente valutato come più importante dell’identico impegno di chi ‘qualcuno’ non è), o addirittura ti mandano a dire che ti vorrebbero chiedere qualcosa, non osano. O ancora, se in una situazione pubblica prendi le loro difese, li vedi improvvisamente divenire baldanzosi, proprio mettersi dietro di te con un fervore da bimbi e con una afflato che commuove perché per una volta qualcuno “che conta” li ha considerati. Per una volta!

    Per sfuggire al soffocamento del non essere, essi fanno di tutto. E spesso sono comportamenti fatui, deleteri, persino aberranti, solo perché quelli che contano, i Vip, fanno esattamente la stessa cosa, che però a loro garantisce impunità, anzi ancor più fama, e ancor più privilegi.

    Persone che crescono così private di qualsivoglia autostima, e sono milioni, muoiono dentro fin dall’adolescenza. Soprattutto perdono per sempre ogni speranza di incontrare se stessi, di amarsi, e di sentirsi degni. E chi non si sente degno, non osa, non partecipa, non può cambiare il proprio tempo. E’ così che milioni di cittadini vengono resi inattivi, e la società civile muore. Questo fa la Cultura della Visibilità, quest’orrore incalcolabile. Altro che leggi ‘salva premier’.

    Direttamente collegato a quanto appena detto è l’emergenza nazionale di questo Paese, che si chiama Prolasso Civico. Dimenticate i politici, le loro ruberie e la loro immoralità che, lo ripeto, sono intrinseche nella natura di ogni politico al mondo. Il dramma non sono loro, siamo noi, che non reagiamo a sufficienza. Il Prolasso Civico italiano siamo noi, tutti noi, è la disabilità civica cromosomica propria degli italiani sopra a ogni altro popolo, è tutto, è la ragione di tutto ciò per cui soffriamo come collettività, è Il Punto. Un’osservazione onesta di ciò che ciascuno di noi ha visto e udito dai propri simili in questo Paese (ma anche in e da se stesso/a) non può che spingerci a dichiarare che siamo impastati di inciviltà, di indisciplina, di un’etica del lavoro traballante, di omertà, di mafiosità, di egoismo. In diverse misure, ma tutti lo siamo. Ed è per questo che in così tanti adoriamo la pratica della fustigazione della Casta e i suoi sacerdoti, perché essa ci autoassolve in massa dalla verità: l’Italia di Berlusconi, Cuffaro, Ricucci, dei casalesi, di Andreotti, di Briatore, delle Veline, di Mediaset, di Moggi, Fassino o Sircana… siamo noi. Essi sono solo le nostre ombre sul muro. Il più grande problema di questo Paese, mi si perdoni la scurrilità, è questo: siamo circondati da feci che galleggiano? Bene, perché allora da sessant’anni noi cittadini non tiriamo lo sciacquone? Noi. La risposta è probabilmente nelle righe appena sopra.

    Altro che conflitto d’interessi…
    P.B

  2. psycko :

    Date: February 1, 2009 @ 16:27

    Bisogna AGIRE affinchè determinate cose non avvengano!Non REAGIRE ad esse.
    Dentro, in NOI, è il moto del mondo.

  3. Alberto :

    Date: February 1, 2009 @ 20:08

    Tutti i processi del Presidente Silvio berlusconi relativi alla sua attività imprenditoriale sono cominciati dopo la sua discesa in campo, ed esclusivamente a scopo persecutorio nei suoi confronti. Tali processi, sono stati istruiti nell’ambito di una persecuzione giudiziaria orchestrata delle toghe rosse, ossia da magistrati vicini ai partiti e alle ideologie di sinistra (iscritti a Magistratura democratica), che utilizzano illegittimamente la giustizia a fini di lotta politica. Inoltre Berlusconi è uscito a testa alta da tutti i processi, pienamente scagionato da ogni accusa. Le vostre sono solo diffamazioni, Il popolo sovrano ha deciso che il presidente Berlusconi dove guidare questo paese, regolaermente eletto secondo le regole democratriche. Il cavaliere non è un politico di mestiere, ma lo fa solamente per passione. Quindi continua così presidente, non dare a questi diffamatori, siamo orgogliosi di te! w Berluscono w Il Popolo della Libertà.

  4. pciaco :

    Date: February 1, 2009 @ 23:00

    Alberto un mio amico mi ha confidato che dei comunisti hanno mangiato dei bambini………….fai attenzione.

  5. pciaco :

    Date: February 1, 2009 @ 23:09

    Quando Borsellino indagava ad Arcore l’eroe Mangano (Mafioso) Mr. Berlusconi faceva ancora il galoppino di Craxi, altro che persecuzioni politiche.
    La vittima aveva boss mafiosi dentro casa e avete ancora il coraggio di difenderlo,vergogna.
    Questa è storia del tuo Paese caro Alberto.

  6. Enzo :

    Date: February 2, 2009 @ 08:17

    Vedo con piacere che anche pciaco è contento del suo nuovo libro e lo mette a frutto, hehehe.

    per alberto: come prima cosa non è vero che tutti i processi di Berlusconi sono iniziati dopo la sua “discesa” in campo, ne che ne sia uscito sempre a testa alta, le prima due CONDANNE del presidente risalgono alla fine degli anni 80, cioè ben prima della fondazione di forza Italia. Degli altri 15 procesi che sono stati celebrati dopo la fondazione del partito solo in due il presidente “è uscito a testa alta” come assolto, in tutti gli altri se l’è cavata o con la prescrizione, che lui stesso ha dmezzato, o con la depenalizzazione del reato, semprea ad opera dl suo governo.

    Poi ti voglio fare una domanda, secondo te chi è più “perseguitato dalla giustizia”, uno che ha avuto 17 processi e ne è uscito assolto due volte o uno che ne ha avuti 30 ed ne è sempre uscito assolto anche se non si lamenta mai?

  7. Enzo :

    Date: February 2, 2009 @ 08:20

    …continuando per Alberto: come fai tu, rappresentante del popolo sovrano a giudicare una persona se non sai quello che una persona ha fato in passato di illecito e quello che di sbagliato continua a fare?

  8. Enzo :

    Date: February 2, 2009 @ 08:46

    Caro Psycko buongiorno, nel tuo lungo commento ho identificato 3-4 punti di interesse (+1: appena si nomina Travaglio ti si accendono le lucette), tuttavia non sono d’accordo con il discorso generale nichilista

    Coi personaggi dell’antipolitica che tu citi noi di questo blog ci abbiamo parlato personalmente e assolutamente non credo che siano mossi dall’ego o dalla voglia di fama, magari un pochetto, ma altrimenti sarebbero rimasti tutti chiusi in casa e tanti saluti, Poi se si vuole parlare di qualcosa io preferisco parlare di quello che fanno concretamente, e sono tante cose, piuttosto che del fatto che sono egocentrici o meno, è come dire che non ti piace Di Pietro perchè ha pochi capelli!

    Sulla scuola e sulla dignità delle donne ti rispondo più tardi.

    Il prolasso civico che tu dici (ho dei dubbi sull’uso del temine prolasso in questo contesto) è una precisa strategia della classe politica che tiene i cittadini sotto scacco mantenendo basso il loro potere di acquisto, e basso il loro potere di critica con bombe televisive appaganti ma rimbecillenti. A dimostrazione di questo ti vorrei ricordare il raddoppio di tutti i prezzi nella transizione coll’euro, non vigilata volutamente, e le due crisi internazionali, quella del 9/11 e quella di quest’anno. Si diceva che i prezzi sarebbero scesi, io ancora non ho visto un calo di un centesimo su un prodotto di prima necessità, e il petrolio che costa un terzo mentre la benzina è scesa di un paio di centesimi.

    Io considero l’abbattimento di Berlusconi così come di chiunque attui una politica di sottomissione sistematica, di regime, come una priorità anche per far risorgere la coscienza popolare, questo è quello che ho deciso di fare e faccio ora per dare il mio contributo, riformare di botto la società non è attualmente nei miei programmi.

  9. David Ross :

    Date: February 2, 2009 @ 18:30

    Psyko, ho letto con molto interesse il tuo commento ed è difficile non darti ragione. A mio avviso, però, tu stai giudicando Trav Ricca and Co da un’ottica più alta, direi più filosofica che politica e le tue conclusioni sono frutto di quest’ottica.

    E’ vero allora che in un certo senso Trav. Ricca and Co fanno parte del sistema che ci siamo creato, ma allo stesso tempo fanno da freno a spinte neo-oligarchistiche tramite l’informazione.

    Trav e Ricca e Di Pietro non possono occuparsi di quei problemi di cui parli, perché non è il loro compito! Del resto lo dici anche tu che siamo NOI che dobbiamo agire.

    Sul commento di Albe c’è poco da dire: o è un troll che si sta divertendo od è un triste lettore de Il giornale e ciò è meno divertente.

    Ad Enzo: ma quello è un fotomontaggio? °_°

  10. Enzo :

    Date: February 3, 2009 @ 17:00

    si, ed anche abbastanza grezzo ed ho sbagliato un po la prospettiva, però è divertente perchè ha la faccia di uno veramente contento per qualcosa! È divertente pure replicare ad Alberto, se ci legge periodicamente magari alla fine cambia un po’ idea.

  11. Alberto :

    Date: February 4, 2009 @ 16:28

    Ma vergognati tu disonesto intellettualmente, il presidente Berlusconi è l’unico uomo politico che ha fatto qualcosa di buono per questo paese. le uniche persone che dovrebbero verognarsi sono i guidici (toghe rosse) che processano il cavaliere solo per screditarlo di fronte all’opinione pubblica. Ma gli italiani gli hanno confermato la loro fiducia dando torto a voi e a tutti i diffamaotri abituali. Buon lavoro presidente, l’Italia che ama è orgogliosa di te!!

  12. psycko :

    Date: February 4, 2009 @ 20:41

    Per Alberto!Tu dici:
    il presidente Berlusconi è l’unico uomo politico che ha fatto qualcosa di buono per questo paese.

    Mi dici cosa ha fatto di buono?o meglio
    Cosa di diverso dagli altri da giudicarlo l’unico?

  13. Alberto :

    Date: February 5, 2009 @ 15:51

    Ha salvato questo paese dai comunisti, che stavano prendendo le redini del potere mediante l’uso politico della giustizia; l’Italia prima della discesa in campo del cavaliere era un paese molto diverso dalle altre nazioni europee, oggi invece l’Italia è un’altra Italia non è l’italietta degli anni precedenti. Inoltre durante la scorsa legislatura ha consentito a 10 milioni di contribuenti di non pagare tasse e imposte perchè il loro reddito non permetteva di farlo; ha ripulito Napoli dai rifiuti, ha mandato i militari nelle città perchè gli è stato chiesto direttamente dai cittadini. Il presidente Berlusconi non è un politico di mestiere, ma lo fà solamente per l’amore verso questo paese. Questa è l’Italia che vogliamo non la vostra, perchè noi siamo l’Italia che ama e voi quella che odia.

  14. psycko :

    Date: February 5, 2009 @ 21:31

    Allora analizziamo:
    1)”Ha salvato questo paese dai comunisti, che stavano prendendo le redini del potere mediante l’uso politico della giustizia”
    Mi dici chi sono i comunisti? perchè io non vedo da diversi anni.Inoltre se dici che lo ha salvato da loro ti ricordo che per fortuna (forse ancora per poco) il potere giudiziario è separato da quello politico e il fatto che sia andato di nuovo al governo non vuol dire che non esista più questo rischio, quindi non ha salvato niente.
    2″l’Italia prima della discesa in campo del cavaliere era un paese molto diverso dalle altre nazioni europee, oggi invece l’Italia è un’altra Italia non è l’italietta degli anni precedenti”
    Da questa frase si deduce solo che ti piace pronunciare la parola Italia (forse per questo questo la tua scelta è caduta su forza italia), del resto non ha nessun significato quello che hai detto. Ti prego forse sono io cerca di ssere più chiaro o meglio concreto.
    3″Inoltre durante la scorsa legislatura ha consentito a 10 milioni di contribuenti di non pagare tasse e imposte perchè il loro reddito non permetteva di farlo; ha ripulito Napoli dai rifiuti, ha mandato i militari nelle città perchè gli è stato chiesto direttamente dai cittadini”
    Ti premetto che nella scorsa legislatura non ci stava Berlusconi ma Prodi ma questo è un dettaglio da poco rispetto quello che hai detto subito dopo.Per quanto riguarda le tasse 10 milioni di contribuenti in meno vuol dire circa 1/5 della popolazione italiana. Non so se vieni dalla scuola di tremonti ma a me i conti non tornano.Tra la gente comune e pure tra quelli che la sera si mettono sveglia per vedere il TG4, non ho mai sentito pago meno tasse grazie berlusconi.Eppure tu dici che sono 10 milioni! mah! sarà! a me non tornano i conti.ti prego aiutami a farlo.
    Per quanto riguarda i militari, qwuali sono i problemi che grazie ai militari vengono meno in italia?poi non so nel tuo paese ma nella scheda elettorale del mio non ci stava il quesito: Vuoi i militari nelle città?
    e poi io la mattina passo tutti i giorni dalla stazione tiburtina dove ci sta la camionetta dei militari.Oltre al fatto che stanno li piazzati senza fare niente per dire manco un posto diu blocco, ma la semplice presenza in quel posto( o in altri) secondo te rende una città grande come roma più sicura? quella dei militari era una barzelletta che berlusconi racconta spesso come tante altre quando si trova a chiaccherare con i giornalisti! un suo fan come te dovrebbe conoscerla no?
    Napoli: te lo dico nel mio dialetto e se non lo capisci dimmelo che te lo tradurrò in secondo momento:
    Beddu mio va fatti ni giru a Napuli e pue mi fai sapire.L’emergenza rifiuti non è mai cessata a napoli solo per i TG che ti vedi quotidianamente è terminata.
    L’ultima parte del tuo intervento nemmeno lo commento perchè si comment da se.
    N.B: non ti rispenderò più perchè ho già perso del tempo prezioso della mia vita… tempo che potevo dedicare a mettere su delle barricate a difesa dei comunisti stanno arrivando!

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