Alemanno Re di Roma

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Dopo 15 anni di sinistra Roma cambia faccetta. Si incolla addosso quegli occhietti stretti di Alemanno, sguardo da duro animo da sceriffo. Ma ha vinto Alemanno o ha perso Rutelli? Perché se da una parte il mastino della destra ha picchiato duro (53,66% dell’elettorato), Rutelli invece non ha sfondato, non andando oltre il 46,34%. E’ semplice fare il processo agli sconfitti. Il giorno dopo si può dire che la vittoria di Alemanno era scontata, che Rutelli era bollito, e che Roma, come una moglie annoiata, aveva voglia di cambiare. In realtà la vittoria di Alemanno non era così scontata se andiamo a vedere i dati pre-ballottaggio. Si è costruita ad arte, passo dopo passo, sul tema della sicurezza.

In queste ultime settimane Roma è stata presentata dai mass-media come la Caracas del centro Italia. Strade rese impercorribili dalle buche, albanegri che spuntano dalle fottute pareti, rumeni dagli occhi iniettati di sangue pronti allo stupro: Roma non sarà la città ideale tanto cara ai rinascimentali, le buche ci sono e la sicurezza è un problema reale, ma il lavoro dei media per ingigantire le sofferenze della capitale è stato vergognoso. Secondo uno studio commissionato dall’Unione Europea, Roma è una delle città più sicure del Vecchio Continente: solo 17 cittadini su 100 hanno dichiarato di essere stati vittime di reati di recente. Certo c’è differenza tra i Parioli e Tor Bella Monaca, ma da quì a lanciare l’allarme sicurezza è ce ne vuole…

Grandi colpe vanno attribuite anche al candidato del Partito Democratico, Ciccio Rutelli, che si è presentato come un ex sindaco che avrebbe rifatto bene, ma gli elettori erano ormai stanchi del suo bel faccione. Attaccando Alemanno sul suo passato da giovane militante dell’MSI, la Sinistra non ha fatto altro che scadere nella banalità dell’insulto personale, senza coinvolgere più di tanto il proprio elettorato che ha bisogno di altre risposte e percepisce quegli anni come lontani. Basta pensare a tutti quei ggiovani che quei tempi non li hanno nemmeno vissuti. Vogliamo parlare del braccialetto anti-stupro, la brillante risposta di Rutelli al tema della violenza sulle donne? Ma la sconfitta del candidato del PD è resa ancora più imbarazzante da quei 60mila che alla Provincia hanno votato Zingaretti (il fratello di Montalbano) ed a Roma Alemanno. Il piacione non lo voleva proprio più nessuno. I capi del PD devono rinnovarsi, è evidente, hanno perso quasi in tutta Italia, hanno perso Roma: quante batoste dovranno ancora subire prima di capirlo?

Cinquoz e Scipiozzo

P.s.
Ieri il nuovo Parlamento si è instaurato.
Schifani, ideatore del famoso “lodo” annullato dalla Corte Costituzionale, è stato eletto Presidente del Senato. Un’elezione gratificante.
Invece, noi di QRL ci siamo uniti a Ricca e amici, scesi apposta a Roma per interrogare molti neo-eletti su conflitti d’interessi, eroi nazionali (vedi Mangano) e molte altre questioni. Abbiamo toccato l’apice imbattendoci in Berlusconi. Ne verrà un bel video.

V2-Day (a presto il video)

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V2day a TorinoCentoventimila persone solo a Torino e un milione e trecentomila firme raccolte in tutta Italia. Mentre Karl Heinz Alemanno e Ciccio Rutelli si lasciano andare alle ultime sparate di fine campagna elettorale (che sono sempre le più belle), il V Day di Grillo migliora il già valido successo dell’8 settembre, almeno nelle firme. La strategia di Grillo è stata simile a quella del V-Day precedente, grande tam-tam nella Rete e pubblicità nei suoi spettacoli su tre questioni fondamentali:

1 - ABOLIZIONE ORDINE GIORNALISTI
2 - ABOLIZIONE FINANZIAMENTI PUBBLICI ALLA STAMPA
3 - REVISIONE LEGGE SULLA RADIOTELEVISIONE ITALIANA (cosiddetta Legge Gasparri, Testo Unico del 31 luglio 2005 - D.Lgs. 177)

L’argomento va a minare pesantemente la credibilità dell’informazione che ha risposto a modo suo. All’inizio con la decisone di ignorare la manifestazione di Grillo, dedicandogli un tempo minimo di passaggi televisivi, laddove il precedente V-Day era stato trattato in maniera differente. Per poi passare a giochi fatti ad una controffensiva, in cui non si sono risparmiati colpi bassi a Grillo e ai “grillini”. C’era da aspettarselo visto che questa volta l’indice era puntato sui direttori delle maggiori testate giornalistiche italiane. Non è stata una manifestazione contro i giornalisti, si è mirato più in alto, per colpire coloro che inquinano il lavoro degli “onesti” del mestiere.

A Roma la lista civica “Amici di Beppe Grillo” ha organizzato (e bene) la raccolta di firme. Ancora non sono usciti i dati ma noi c’eravamo e qualche migliaio di persone, complice anche il bel tempo, a Porta San Paolo le abbiamo viste. Abbiamo parlato con il candidato sindaco Serenetta Monti, Giulietto Chiesa e Jacopo Fo. Abbiamo sondato le opinioni dei “desperados” in fila per firmare, tutti con la stessa speranza, quella di smuovere dalla fondamenta il sistema dell’informazione che in Italia è malato. Un sistema che lavora grazie alla collaborazione della casta politica e dei poteri forti. C’erano tanti sognatori ieri a Parco Schuster, qualcuno rassegnato ma presente, altri giustamente incazzati, ma tutti stupiti da un’Italia ancora costretta a scendere in piazza per ottenere risultati che in altri paesi rappresentano la normalità.

Cinquoz e Scipiozzo

Ratatatatatatatata

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Berlusconi e il suo mitraIl vento nero della tundra siberiana soffia anche a Villa Certosa, la residenza estiva del neo monarca italico, Sua Altezza (si fa per dire) Silvio Primo Berlusconi, voluto a furor di popolo. Sì, perché Zar Putin (o, se preferite Ras Putìn), a Villa certosa ha soffiato forte e nero, contro una giornalista russa, ma senza scrupoli ed evidentemente senza patria (probabilmente una terrorista), che ha osato chiedergli se aveva in vista un fidanzamento con la modella Tizja Cajovna o qualcosa del genere.

Zar Putin, evidentemente erede di Ivan il terribile, s’è levato dalla scranna maestoso come un ex capo del KGB e, col cipiglio conferitogli dal suo imperio, ha tuonato, praticamente, che quelli erano cazzi suoi, e che i giornalisti russi non gli rompessero i coglioni, perché lui è sospettato di averne già fatti secchi altri e non ha alcuna intenzione di smettere, chiaro?

Berlusconi, allora, al colmo dell’ammirazione tanto da perdere, come speso gli accade, ogni reticenza e buon gusto, ha imbracciato un immaginaria mitraglietta e ha sparato addosso alla giornalista, che a quel punto più che una terrorista pareva terrorizzata tanto che è scoppiata in lacrime. Chissà, forse pensando ai guai che la avrebbero attesa l’indomani al suo paese, ma forse anche immaginando i guai degli italiani, che per almeno cinque anni si dovranno cibare al governo quel tizio che gli ha sparato addosso. Per finta, s’intende, per finta…
Ma, chiediamo noi, se Berlusconi (per ipotesi assurda) avesse davvero sparato alla giornalista, sarebbe stato condannato? O sarebbe stato prosciolto?
A proposito, vento nero in russo si dice Chernobyl, che vuol dire anche assenzio.

Satyros

Ps: QRL sarà presente il V2-day a Roma, per info www.grilliromani.it

“Se li conosci li eviti”

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Se li conosci li eviti ma, gli italiani, li conoscono e li votano lo stesso.
Questo è il messaggio emerso dalla presentazione del nuovo libro di Marco Travaglio e Peter Gomez alla Galleria Colonna di Roma edito da Feltrinelli. Di fronte a una discreta platea di giovani e non giovani, personaggi del calibro di Sabina Guzzanti e il Sen. Furio Colombo, i due giornalisti hanno presentato il loro ultimo lavoro con Dario Vergassola nel ruolo di “simpatico disturbatore”.

“Se li conosci li eviti” è il classico libro alla Travaglio. Un tomo ricco di nomi noti e meno noti del panorama politico italiano. Una sequenza sconcertante di misfatti, sentenze e trascorsi criminali della così detta “casta”. Ce n’è per tutti. Da destra a sinistra passando per il centro, i due focalizzano il loro lavoro sui candidati alle elezioni politiche del 13/14 aprile.

L’elenco delle conversazioni spudorate e degli intrighi aziendali rastrella con forza il sottobosco della politica italiana. Rapporti saldi tra politica e malaffare, in un elenco di ricercati da Far West, dove l’elogio dell’omertà capovolge i valori tradizionali per cui eroe è chi non fa i nomi e “infame” è chi parla.

La carica dei 101 candidati che hanno problemi con la giustizia si lascia andare ad atteggiamenti tragicomici.

C’è Giuseppe Ciarrapico, imprenditore laziale noto per i suoi trascorsi fascisti e i guai giudiziari, che eroicamente schiera la sue armate al servizio del Cavaliere. I suoi giornali cicioari, ostiensi e molisani sono pronti a dare la vita per la causa del Pdl.
Dal suo capannone dove vive per sfuggire al fisco italiano, Ciarrapico si preoccupa di far risaltare sulle sue testate la figura di Berlusconi, proprio nel Lazio, regione chiave della sfida elettorale.

C’è Deborah Bergamini (ex Direttore del Marketing della Rai dal 2002 al 2007 e candidata alla Camera dei Deputati per il Popolo della Libertà) che chiama Niccolò Querci (vicepresidente di Publitalia e
 direttore centrale “Personale e Organizzazione” di Mediaset) per invogliarlo a mettere “qualcosa di forte” su Canale 5 con lo scopo di distogliere l’attenzione dalla sconfitta del centro-destra alle amministrative del 2005. Non aveva fatto i conti con quei “talebani” del TG3 che pubblicarono puntuali i risultati mandando a monte il loro gioco. C’è poi Saccà al telefono con Berlusconi, tutto preoccupato ad informare il Cavaliere della favorevole situazione politica nel CdA della Rai, nel più classico rapporto tra servo e padrone.

Il libro è un resoconto degli ultimi loschi avvenimenti nella falsa guerra tra Rai e Mediaset. Uno scontro ad armi taroccate, senza proiettili, in una vergogna tutta italiana; un “bestiario elettorale” da dove nessuno esce pulito, tranne Di Pietro e la sua lista.

Buon video!

Il coraggio di Pino Masciari

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Mentre Veltroni parla di lotta alla mafia come priorità del PD…
mentre Veltroni PARLA e il Pdl TACE, Pino Masciari, un testimone di giustizia nell’ambito della ndrangheta calabrese, ha da giorni abbandonato la sua località protetta per protestare contro l’abbandono delle istituzioni nei confronti suoi e della sua famiglia.

Il suo è un atto disperato di chi vede la speranza e la fiducia in un futuro migliore scontrarsi con l’indifferenza di chi, per primo, dovrebbe aiutarlo.

QUI abbiamo creato una pagina di video su Pino Masciari tratti da Arcoiris Tv.

Per chi volessere seguire la sua vicenda: www.pinomasciari.org

Mobilitazione nazionale per la Giustizia e la Legalità /2

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La scena è un pò surreale. Da una parte dieci camionette della polizia con dentro un centinaio di poliziotti assonnati. Dall’altra quaranta persone un po’ deluse per non essere in quattrocento. Peccato, perché i punti della manifestazione “Giustizia e Legalità” erano tutti condivisibli. C’era davvero bisogno di scomodare cento servitori dello Stato e di pagare la benzina per dieci FIAT Ducato? Forse avevano paura di Serenetta Monti, canditata a sindaco di Roma della lista civica “Amici di Beppe Grillo di Roma” che pratica il Kung Fu da dieci anni. Peccato non si sia presentata, avremmo voluto chiedergli del suo programma politico. Sara’ per la prossima volta.

Qualcuno si è fermato, ha chiesto informazioni e voleva saperne di più. Turisti sopratutto, ma anche gente comune. Sono stati distribuiti volantini e sono stati letti i 7 punti della manifestazione. Poi il corteo è partito, con dietro una parata della polizia. Noi c’eravamo e abbiamo ripreso tutto. Presto pubblicheremo il video. C’era anche una Tv ufficiale iraniana. Avete capito bene: iraniana! Con tanto di microfono e telecamera da 5000 euro. A rappresentare l’informazione in Italia c’eravamo solo noi.

Piero Ricca ad AnnoZero il video

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Tre minuti scarsi dati a Ricca per esprimere idee innovative, a fronte di un’intera trasmissione spesa al solito teatrino politico.

Mobilitazione nazionale per la Giustizia e la Legalità

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Domenica 2 Marzo 2008, ore 10.30-15.30 si terrà una manifestazione della società civile nei principali Capoluoghi di Regione.

A Roma, il Corteo seguirà il seguente percorso: Piazza della Repubblica - Piazza Indipendenza - Piazza della Repubblica.

Il Corteo è organizzato dai Meetup Italiani, dai “Grilli Romani”, dal Gruppo Locale di Roma “Comitato di Cittadinanza Attiva Ambiente e Legalità” e dalla “Casa della Legalità e della Cultura - Onlus”.Questi i punti della manifestazione:

1. Indipendenza ed autonomia della Magistratura (art. 104 della Costituzione), denunciamo l’ingerenza della politica, in organi giudiziari come il CSM, che a volte fanno scelte evidentemente politiche;

2. Uguaglianza dei Cittadini di fronte alla legge ed Equo processo, non deve esistere nessuna casta che detiene dei privilegi di fronte alla legge;

3. Controllo rigoroso e puntuale della magistratura sui fondi della Comunità Europea, e sulla legittimità delle singole voci di spesa dei fondi ottenuti dalle amministrazioni locali;

4. Divieto di candidature (ineleggibilità) , obbligo a dimettersi dalla carica e quindi di poter sedere in parlamento per i condannati in via definitiva per reati penali, reati finanziari, corruzione e concussione;

5. No all’immunità parlamentare, coloro che siedono al governo dovrebbero distinguersi per condotta morale esemplare, essere esempi di probità ed onestà, essere al disopra di ogni sospetto;

6. No ai reati di opinione, chi indice una manifestazione o stampa un volantino, non deve temere pesanti ammende, se utilizza toni ed espressioni non lesive della dignità altrui, e compie gesti propri di una democrazia libera e vitale;

7. No all’ indulto, per far capire alle mafie, che lo Stato interviene con “pugno” duro per preservare la sicurezza del cittadino, e per i reati gravi non ci sono sconti di pena. Occorre introdurre lo strumento delle pene alternative, se si vuole premiare la buona condotta del detenuto e favorirne la sua effettiva rieducazione.

Scarica il Volantino

Piero Ricca ad Annozero

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Domani sera, giovedì 28/2, Piero Ricca sarà ospite di Santoro ad Annozero su raidue.

Per l’occasione e per chi desidera incontrarlo o incontrarci ci si è dati appuntamento alle 18,00 davanti all’Hotel Clodio, in via Santa Lucia 10 a Roma ovviamente.

Noi di Qui Roma Libera cercheremo di fare parte del pubblico della trasmissione.

A presto

Diamo la voce agli studenti di fisica della Sapienza

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La protesta dei professori e degli studenti dell’università “La Sapienza” di Roma circa la presenza di Papa Benedetto XVI all’inaugurazione dell’ anno accademico 2007/2008, è stata vista ed è stata voluta vedere da molti media come una forma di integralismo e di intolleranza.Vorremmo in qualche modo controbattere e spiegare meglio le nostre ragioni che evidentemente non sono state comprese. Ognuno ha diritto di parola, non è questo che mettiamo in discussione, ma quando si riveste una carica politica o religiosa le cose cambiano. Il potere di una persona esiste perché legittimato. In uno stato laico e democratico in cui il potere è delegato dai cittadini, una così pesante ingerenza del massimo esponente di una religione la cui legittimazione è del tutto estranea al diritto italiano, è sicuramente da contestare.

Per questo siamo stati contrari alla presenza del Papa in veste istituzionale durante l’inaugurazione dell’anno accademico in una Università statale, pubblica e laica. “Intorno a loro si sente l’ odore del diavolo”. Con queste parole il direttore di Radio Maria ha descritto – senza che nessuno facesse veglie - quei sessantasette docenti dell’ Università “La Sapienza” di Roma, già da altri pulpiti definiti mediocri, imbecilli e piccoli La loro colpa? Il loro peccato capitale? Forse aver venduto l’ anima al diavolo? Sembra quasi che abbiano fatto qualcosa di peggio.

Hanno difatti osato manifestare il proprio dissenso definendo in una lettera inviata al rettore Guarini alla fine del mese di Novembre ( si noti la data, importantissima per una veritiera ricostruzione dei fatti), “incongruo” l’ invito rivolto al Papa - docente Benedetto XVI di partecipare all’ inaugurazione dell’ anno accademico della prima università italiana con una lectio magistralis, perché di questo si sarebbe dovuto trattare stando all’invito rivolto al Pontefice, fino a quella data.

Hanno difatti continuato imperterriti ad esprimere le proprie opinioni, e da persone pensanti dotate di senso critico hanno applicato l’ insegnamento del sociologo Robert Merton per il quale, più che altrove, nelle scienze naturali ed umanistiche l’ analisi critica è norma assoluta e l’ ipse dixit non è valido in alcun caso. Hanno applicato semplicemente quello che è uno dei principi cardine della democrazia, dichiarando il proprio disappunto al loro rettore. In tutto questo noi non vediamo censura o atteggiamenti integralisti di chiusura: non si legge infatti nella lettera del professor Cini o dei 67 “dissidenti” (che i vari politici di destra e sinistra farebbero bene a leggere prima di parlare a sproposito) una contestazione alla legittimità dell’ invito, né tanto meno il ricatto di costruzione di barricate.

Pare però che non tutti la pensino così, (o fa loro comodo non pensarla così ), e che il motto di Voltaire possa essere applicato solo ad alcuni e non ad altri. Pare che l’ esprimere liberamente le proprie opinioni in uno stato laico, cioè anche libero come molto spesso è stato ricordato in questi giorni, quale quello italiano, non sia prerogativa di tutti.

Se lo si fa si viene bollati come illiberali, censorei, mediocri, piccoli, imbecilli e chiaramente satanici. Come scrive Pietro Grasso ne “L’ Unità” del 18 Gennaio 2008, “non dobbiamo preoccuparci per il giudizio – certo criticabile, ma legittimo nel metodo e ben fondato nel merito, espresso dai 67 – ma faremmo bene a preoccuparci del conformismo di un paese che tratta così sessantasette persone che hanno l’ unico torto di aver fatto emergere con ingenua determinazione l’ esistenza di un nodo, quello dei rapporti tra Chiesa e società, che negli ultimi tempi si è aggrovigliato e si è stretto fino a diventare a volte doloroso”.

E’ infatti solo di pochi giorni fa l’attacco della Cei alla 194 e alle unioni di fatto, e non è di certo qualcosa di nuovo o sorprendente. Negli Angelus questo Papa parla troppo spesso di questioni che riguardano la politica italiana o altrettanto spesso la ricerca scientifica . Siamo stati accusati di integralismo, ma sul dizionario sotto la parola “integralismo” si legge: “tendenza ad applicare in modo intransigente ed esclusivo i principi di una dottrina o di un’ideologia”, bene, allora è proprio a questo “integralismo” che ci opponiamo, è proprio per una scienza libera dai principi di qualunque ideologia precostituita.

Secondo la Costituzione Italiana “La Repubblica italiana e la Santa Sede riaffermano che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”, ma troppo spesso questa indipendenza viene meno, proprio quell’ indipendenza che dovrebbe fare dell’ Italia un Paese non integralista.

E’ Benedetto XVI stesso nel suo discorso preparato per “La Sapienza”, a scrivere che dopo la sua fondazione voluta dal Papa Bonifacio VIII, l’istituzione era alle dirette dipendenze dell’Autorità ecclesiastica, ma che successivamente lo Studium Urbis si è sviluppato come istituzione dello Stato italiano, come università laica, autonoma e libera da autorità politiche ed ecclesiastiche . Ma poi è lui stesso che ricorda il significato della parola vescovo, ossia sorvegliante, pastore, “colui che da un punto di vista sopraelevato, guarda all’assieme, prendendosi cura del giusto cammino e della coesione dell’insieme”, ed è ancora nel suo discorso che si legge: “Se però la ragione- sollecitata dalla sua presunta purezza- diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita.”

E allora ci chiediamo, se il messaggio cristiano deve essere “un punto di vista soprelevato”, o ancora la radice della ragione, che la guida e la sorveglia, dov’è questa autonomia di cui lo stesso Pontefice parlava prima? Non si rischia di trascendere nello stesso “integralismo” di cui sono stati accusati alcuni tra i più importanti scienziati italiani? La questione del rapporto tra Stato e Chiesa interessa il nostro Paese da anni, ed ha profonde radici culturali, e noi proprio partendo dalla cultura, laica e democratica, ci siamo voluti confrontare con questo problema, ribadendo ancora una volta il diritto di ognuno ad esprimere le proprie opinioni, ma anche il dovere di ogni potere di rimanere nella propria sfera di competenza e legittimazione. Alcuni studenti di Fisica de “La Sapienza”

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